16 Ottobre 2026
Europa

Dal 2022 al 2026: come l’Unione Europea ha sostenuto l’Ucraina, anno dopo anno. Soldi spesi bene?

Dal 24 febbraio 2022, giorno in cui la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina, l’Unione Europea non ha mai interrotto il proprio sostegno a Kiev, muovendosi su tre binari paralleli: la condanna dell’aggressione russa, le sanzioni contro i responsabili e l’assistenza finanziaria, militare e umanitaria all’Ucraina. Il Parlamento ha inoltre sostenuto in modo costante il percorso ucraino verso l’adesione all’Unione. Ecco come si è sviluppato, anno per anno, questo sostegno.

2022: l’anno dello shock e della prima risposta.

Con l’inizio dell’invasione, l’UE avvia immediatamente un pacchetto di misure di emergenza: sanzioni contro Mosca, prestiti a sostegno del bilancio ucraino e misure per accogliere i profughi in fuga dal conflitto. Il Parlamento, nel 2022, approvò diversi prestiti a favore di Kiev e sostenne gli Stati membri nell’accoglienza dei rifugiati ucraini. Un passaggio politico chiave arrivò l’8 giugno 2022, quando il Parlamento adottò una risoluzione per la concessione dello status di Paese candidato all’Ucraina. In ottobre, gli eurodeputati chiesero poi un aumento massiccio dell’assistenza militare a Kiev, mentre proseguiva il lavoro sul primo pacchetto di sanzioni.

2023: sanzioni a raffica e via libera ai negoziati di adesione.

Il 2023 fu l’anno dell’accelerazione sanzionatoria e dei primi passi concreti verso l’integrazione europea dell’Ucraina. Nel corso dell’anno l’UE adottò i pacchetti di sanzioni dal decimo al dodicesimo, con il decimo pacchetto che introduceva divieti all’export per oltre 11 miliardi di euro, mirati a privare l’economia russa di tecnologia critica e beni industriali. In parallelo, il Parlamento accelerò l’iter di un provvedimento per aumentare la produzione europea di munizioni e missili destinati a Kiev.

Sul fronte diplomatico, l’8 novembre la Commissione raccomandò al Consiglio Europeo l’apertura dei negoziati di adesione, raccomandazione che i leader UE accolgono il 14 dicembre, aprendo formalmente i negoziati con Ucraina e Moldova e riconoscendo alla Georgia lo status di Paese candidato. Sul fronte finanziario, il 24 novembre la Commissione erogò un ulteriore pagamento da 1,5 miliardi di euro, portando il totale dell’assistenza macrofinanziaria 2023 a 16,5 miliardi su un pacchetto complessivo da 18 miliardi.

2024: mille giorni di guerra e la nascita dell’Ukraine Facility.

Il 2024 si aprì con una svolta finanziaria strutturale: il 1° febbraio i leader europei concordarono di dotare l’Ucraina di uno strumento finanziario dedicato e prevedibile, l’Ukraine Facility, che metteva a disposizione fino a 50 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti fino al 2027. Nel corso dell’anno la Commissione erogò le prime tranche di questo strumento: 4,5 miliardi di euro a marzo, altri 1,5 miliardi ad aprile, e a luglio una valutazione positiva per un ulteriore pagamento regolare da quasi 4,2 miliardi. Il 26 luglio si concretizzò un passaggio storico: l’UE rese disponibile il primo pagamento da 1,5 miliardi di euro generato dagli asset russi immobilizzati, aprendo la strada all’utilizzo dei beni congelati di Mosca (violando i trattati internazionali) a beneficio di Kiev.

Sul piano sanzionatorio, l’anno vede poi l’adozione del tredicesimo e del quattordicesimo pacchetto di sanzioni economiche e individuali contro la Russia. Il 17 luglio il Parlamento adottò una risoluzione sulla necessità di un sostegno continuo all’Ucraina, certificando che l’assistenza complessiva di UE e Stati membri era arrivata a circa 108 miliardi di euro, di cui circa 39 miliardi di aiuti militari, con altri 21 miliardi programmati fino al 2025. Un momento particolarmente carico di significato si registrò in autunno, quando il Parlamento tenne una sessione plenaria straordinaria in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy si rivolse agli eurodeputati via videocollegamento per segnare i 1.000 giorni dall’inizio dell’invasione su vasta scala; nella stessa risoluzione gli eurodeputati condannarono l’impiego di truppe nordcoreane da parte russa contro l’esercito ucraino e i test missilistici balistici condotti da Mosca in territorio ucraino, chiedendo un rafforzamento del sostegno militare.

2025: il terzo anniversario, il prestito da 90 miliardi e le prime crepe nell’unità transatlantica.

Il 2025 segna poi un cambio di scenario internazionale, con il Parlamento che inizia a interrogarsi apertamente sull’affidabilità del sostegno americano. Il 23 gennaio gli eurodeputati adottarono una risoluzione di condanna dell’uso sistematico da parte del Cremlino di falsificazioni storiche e disinformazione per giustificare l’aggressione. Il 12 marzo, in occasione del terzo anniversario dell’invasione, il Parlamento approvò con 442 voti favorevoli, 98 contrari e 126 astensioni una risoluzione che ribadiva la solidarietà incondizionata con l’Ucraina, definendo dannosa per il raggiungimento di una pace duratura l’ambivalenza politica di Washington nei confronti di Kiev, e affermando che nessun territorio ucraino temporaneamente occupato sarebbe mai stato riconosciuto legalmente come russo dall’Unione e dai suoi Stati membri.

Sempre a marzo, gli eurodeputati chiesero la rimozione di tutte le restrizioni sull’uso di armi occidentali contro obiettivi militari in territorio russo, accogliendo al contempo la proposta USA-Ucraina per un cessate il fuoco di 30 giorni e ribadendo il ruolo dell’UE come primo donatore di Kiev.

Sul fronte sanzionatorio, l’anno registrò l’adozione del diciottesimo (18 luglio) e del diciannovesimo pacchetto di sanzioni (23 ottobre), quest’ultimo mirato ai settori chiave che alimentano l’invasione russa: energia, finanza e complesso militare-industriale. Il 9 luglio il Parlamento adottò una risoluzione di forte condanna dei crimini russi contro i civili ucraini, sostenendo le indagini della Corte Penale Internazionale e sottolineando che circa 16.000 ucraini risultavano illegalmente detenuti in Russia o nei territori occupati, con oltre 70.000 persone considerate disperse. Il 25 agosto, in occasione della Giornata dell’Indipendenza ucraina, l’UE annunciò un ulteriore sostegno da 4 miliardi di euro.

Il passaggio finanziario più rilevante dell’anno arrivò a dicembre: il 18-19 dicembre i leader europei concordarono di fornire all’Ucraina un prestito da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, basato sull’indebitamento dell’UE sui mercati dei capitali e garantito dal margine di bilancio comunitario, per rispondere alle pressanti esigenze finanziarie di Kiev, incluse quelle militari e di difesa. Secondo i dati più aggiornati della Commissione, a fine 2025 il sostegno complessivo di UE e Stati membri all’Ucraina aveva raggiunto circa 187,3 miliardi di euro in assistenza finanziaria, militare, umanitaria e ai rifugiati, di cui il 59% erogato sotto forma di sovvenzioni o sostegno in natura e il 41% come prestiti altamente agevolati.

2026: il prestito da 90 miliardi diventa operativo.

Il nuovo anno si apre il 14 gennaio con la presentazione, da parte della Commissione, del pacchetto di sostegno da 90 miliardi di euro concordato a dicembre, destinato a coprire il fabbisogno finanziario ucraino per il 2026 e il 2027. Il Parlamento formalizza l’11 febbraio l’adozione del pacchetto di proposte per erogare il prestito: 30 miliardi per l’assistenza macrofinanziaria e al sostegno di bilancio, veicolati attraverso l’Ukraine Facility e 60 miliardi per il rafforzamento delle capacità di difesa ucraine e l’acquisto di equipaggiamento militare.

Il 24 febbraio, a quattro anni esatti dall’inizio dell’invasione su vasta scala, il presidente Zelenskyy tornò a rivolgersi al Parlamento riunito in sessione plenaria straordinaria: gli eurodeputati ribadirono la condanna della guerra illegale e ingiustificata condotta da Mosca, chiedendone la cessazione immediata delle azioni militari, riaffermando che il futuro dell’Ucraina è nell’Unione Europea.

Il 23 aprile arrivò il ventesimo pacchetto di sanzioni, che introduceva misure contro singoli individui, un divieto di accesso ai porti per ulteriori navi della “flotta ombra” russa, il blocco delle transazioni per 20 banche russe e quattro istituzioni finanziarie in Paesi terzi, oltre a restrizioni export più severe per nuove entità coinvolte nell’aggiramento delle sanzioni.

Il 30 aprile il Parlamento condannava nuovamente gli attacchi russi deliberati contro obiettivi civili in Ucraina, ribadendo che la guerra di aggressione russa costituiva una violazione del diritto internazionale e che i leader del Paese, insieme ai loro alleati, avrebbero dovuto rispondere del crimine di aggressione, dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità.

Il 23 luglio arriva poi il ventunesimo pacchetto di sanzioni, concentrato su energia, servizi finanziari e criptovalute, con misure severe contro l’economia russa, le piattaforme di servizi legate alle cripto-attività, l’industria della difesa e la capacità di Mosca di generare entrate nel settore energetico. Ad agosto, in occasione dell’Indipendenza ucraina, una bandiera lunga 30 metri viene srotolata davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles, in un ennesimo gesto simbolico di vicinanza a Kiev.

foto Producer : CE – Service audiovisuel Photographer : Claudio Centonze Copyright European Union , 2026