10 Agosto 2026
CulturaPolitica

Cultura. La mappa dei ritardi negli investimenti del Pnrr italiano.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta per l’Italia un’occasione storica di rilancio del sistema culturale, con oltre 4,2 miliardi di euro distribuiti su nove misure distinte. L’ambizione è ampia: intervenire sull’accessibilità, sulla digitalizzazione e sull’efficienza energetica del patrimonio, trasformando musei, borghi, chiese e paesaggi rurali non solo in luoghi da conservare, ma in motori di sviluppo economico e coesione sociale. La realtà, ricorda anche la Fondazione Openpolis, racconta una storia più complicata.

Quasi tutte le misure hanno incontrato difficoltà attuative che hanno reso necessarie revisioni più o meno profonde degli obiettivi originari. E i dati sullo stato di avanzamento finanziario, pur non essendo l’unico metro con cui misurare il lavoro fatto, segnalano una distanza ancora significativa tra le risorse stanziate e quelle effettivamente spese. Al 30 novembre 2025, il ministero della cultura aveva erogato circa 1,1 miliardi, pari al 27,4% del totale di competenza. Poco più di un quarto, a pochi mesi dalla scadenza del piano.

La digitalizzazione del patrimonio. Con una dotazione di 500 milioni, l’investimento punta a colmare il ritardo digitale di musei, archivi e biblioteche attraverso la creazione di un’infrastruttura software nazionale, I.PaC, gestita da Cineca. Il percorso ha richiesto aggiustamenti: il target finale è stato ridefinito nell’obiettivo di digitalizzare almeno 65 milioni di risorse multimediali, traguardo che al 30 settembre 2025 era già vicino con oltre 60 milioni già catalogati. Il governo ha trasmesso la richiesta di pagamento relativa alle scadenze del secondo semestre 2025, presupponendo il conseguimento dell’obiettivo, anche se il sito ministeriale segnava ancora la scadenza come “da raggiungere”, probabilmente per un mancato aggiornamento della pagina.

L’abbattimento delle barriere. Trecento milioni sono stati destinati alla rimozione degli ostacoli fisici e cognitivi che limitano l’accesso ai luoghi della cultura per le persone con disabilità. Al 30 settembre 2025 risultavano attivi 557 progetti negli istituti statali, di cui 215 già conclusi e 342 in corso. Per i siti pubblici non statali i cantieri aperti erano 265, con 115 completati. L’intero investimento dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026.

L’efficienza energetica. Con altri 300 milioni, il piano punta a ridurre i consumi di cinema, teatri e musei. L’ultima revisione del Pnrr ha semplificato il target finale, riducendo le tipologie di intervento previste. I risultati preliminari su 80 interventi già conclusi mostrano una riduzione media del consumo energetico del 15%, più marcata nei teatri (27%) rispetto ai cinema (11%), considerata la scarsa efficienza di partenza degli edifici storici. È la misura che mostra il maggior avanzamento finanziario tra tutte quelle culturali, con il 56% delle risorse già spese.

I borghi. Il cuore pulsante degli investimenti culturali, con oltre un miliardo di euro, è la misura dedicata alla valorizzazione dei borghi storici e alla lotta contro lo spopolamento delle aree interne. La struttura originaria, divisa tra 21 progetti pilota regionali e la rigenerazione di 293 borghi sotto i cinquemila abitanti, si è arricchita nel tempo con un regime di aiuti per le piccole imprese e con il progetto Turismo delle Radici, pensato per attrarre i discendenti degli italiani emigrati. Il cammino non è stato privo di intoppi: la Commissione europea ha contestato il conseguimento di una scadenza prevista per giugno 2025, richiedendo un decreto certificativo che il ministero ha poi adottato il 19 novembre, attestando il sostegno a 2.654 imprese.

Il paesaggio rurale. Seicento milioni sono destinati al recupero di mulini, frantoi, fienili e chiese campestri, con l’obiettivo di preservare il paesaggio storico e promuovere un turismo legato alle tradizioni agricole. La scadenza finale è stata posticipata di sei mesi, da fine 2025 a giugno 2026, per consentire il completamento di interventi spesso complessi sul piano tecnico e burocratico. Al 30 settembre erano già stati ultimati circa 1.400 lavori su oltre 5.400 attivi. Un censimento nazionale dell’architettura rurale ha prodotto oltre 45mila schede consultabili online.

Parchi e giardini storici. Con 300 milioni suddivisi tra grandi siti monumentali – la Reggia di Caserta, il Real Bosco di Capodimonte, Villa Lante, Villa Favorita e Villa Pisani – e una platea più ampia di parchi storici vincolati, questa misura ha registrato una significativa revisione degli obiettivi: il numero di interventi di riqualificazione da completare è salito da 40 a 100, con la scadenza posticipata a fine 2025. Al 30 novembre risultavano attivi 130 cantieri, 110 dei quali già terminati. Sono state elaborate 4.587 schede di catalogazione che confluiranno in un portale dedicato.

I luoghi di culto. Con 800 milioni, la misura Recovery Art finanzia la creazione di una rete di depositi di sicurezza per le opere d’arte e interventi di adeguamento antisismico su chiese, torri e campanili, oltre a restauri per gli edifici del Fondo edifici di culto. È la misura con il dato di spesa più basso: appena il 5,5% delle risorse assegnate risultava erogato. Il target finale è stato posticipato di sei mesi a giugno 2026, prevedendo la realizzazione di almeno 700 interventi e la piena operatività di tre depositi a Camerino, Roma e Palmanova.

Cinecittà. Il progetto di rilancio degli storici studi romani – 230 milioni – è stato tra i più tormentati. L’impossibilità di acquisire un’area limitrofa agli studi e l’aumento dei costi delle materie prime hanno costretto a rivedere drasticamente l’obiettivo: i nuovi teatri di posa da costruire sono scesi da 13 a 5, a cui si aggiunge il rinnovo di quattro studi esistenti. Al 30 settembre i quattro teatri storici T7, T19, T20 e T21 erano stati già collaudati e restituiti alla produzione, mentre i nuovi studi erano in fase di ultimazione.

Le competenze digitali e verdi. I 155 milioni per la formazione degli operatori culturali – l’investimento più piccolo del pacchetto – puntano a preparare il settore alla doppia transizione digitale ed ecologica. Al 31 ottobre 2025 risultavano conclusi 1.368 progetti, con una forte presenza del patrimonio culturale materiale e immateriale ma anche dello spettacolo dal vivo, dell’audiovisivo e dell’editoria.

La mappa del ritardo. Se si guarda alla distribuzione territoriale, il Lazio guida per risorse ricevute con oltre 620 milioni, seguito da Campania (466) e Sicilia (318). Ma la vera fotografia dello stato di avanzamento è quella finanziaria: nessuna regione supera il 40% di spesa. Le più avanzate sono Lombardia (39,9%), Liguria (35,8%) ed Emilia-Romagna (33,7%). In fondo alla classifica si trovano le regioni del Mezzogiorno, con la Campania ferma all’11,4%, la Basilicata al 14% e il Molise al 15%. Un paradosso che pesa: il Sud riceve il 37,2% delle risorse culturali del Pnrr, meno del 40% minimo previsto, e fatica anche a spendere quel che ha. Le città che attraggono più fondi sono Roma (circa 410 milioni), Napoli (92,5 milioni), Matera (42,8 milioni) e Firenze (36 milioni). I comuni direttamente coinvolti da investimenti sono in totale 2.597, una platea ampia che testimonia quanto capillarmente il piano abbia provato a incidere sul territorio. La distanza tra l’ambizione e l’attuazione, però, resta il tema principale di questa storia.