10 Luglio 2026
Europa

Crollo delle nascite in Europa: Bruxelles risponde, ma la colpa è degli Stati

L’Europa non fa più figli. E il problema si sta aggravando a una velocità senza precedenti. Il tasso di fertilità medio nell’Unione europea è crollato da 1,46 figli per donna nel 2022 a 1,38 nel 2023 , il calo annuo più brusco mai registrato. In Austria nel 2024 sono nati appena 76.873 bambini, con un tasso di 1,31; in Germania si è scesi a 1,35. Numeri ben lontani dalla soglia di 2,1 figli per donna necessaria per garantire il ricambio generazionale.

A sollevare la questione in sede europea sono due europarlamentari dei gruppi PfE ed ESN, Elisabeth Dieringer e Irmhild Boßdorf, che hanno chiesto alla Commissione come intenda contrastare il collasso demografico del continente , con un’attenzione particolare al rafforzamento delle strutture familiari tradizionali, considerate il fondamento delle società stabili.

Le interroganti chiedono alla Commissione due cose precise: se intenda incoraggiare gli Stati membri a introdurre incentivi finanziari , come sgravi fiscali per le famiglie numerose o congedi parentali retribuiti , per promuovere il modello familiare tradizionale basato su padre, madre e figli; e se riconosca che la famiglia, intesa come nucleo stabile di genitori uniti in matrimonio o in una partnership duratura, rappresenti una forza decentralizzata della società che non dovrebbe essere sostituita da misure statali sostitutive.

La risposta della commissaria Lahbib, a nome della Commissione, è articolata ma nei fatti piuttosto cauta. Bruxelles ricorda di sostenere già politiche a favore delle famiglie attraverso strumenti concreti: la Direttiva Work-Life Balance, che prevede congedi parentali retribuiti, e gli obiettivi di Barcellona 2030, che spingono gli Stati membri ad ampliare l’accesso a servizi di educazione e cura della prima infanzia accessibili e di qualità. La questione demografica, si sottolinea, è già tenuta in considerazione nella cosiddetta “Cassetta degli attrezzi demografica” elaborata dall'”secutivo europeo.

Sul nodo degli sgravi fiscali, però, la Commissione alza le mani: le decisioni in materia fiscale restano di competenza esclusiva degli Stati membri. Un confine che Bruxelles non intende attraversare.

Sul piano dei valori, la Commissione richiama l’articolo 33 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che garantisce alla famiglia protezione giuridica, economica e sociale, e la “Dichiarazione di principi per una società di parità di genere” allegata alla Roadmap per i diritti delle donne, che riconosce l’importanza di promuovere condizioni lavorative che facilitino la conciliazione tra vita privata, familiare e professionale.