Crolla la migrazione irregolare attraverso il Messico: -86% dall’insediamento di Trump.
La migrazione irregolare attraverso il Messico ha registrato un drastico calo nel 2025, con una riduzione che in alcuni periodi ha raggiunto l’86% rispetto agli stessi mesi del 2024. È quanto emerge dai dati diffusi dalle autorità migratorie messicane, in un contesto segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e da una rinnovata stretta statunitense sull’immigrazione.
Secondo le cifre dell’Istituto Nazionale di Migrazione (INM), tra gennaio e settembre di quest’anno sono stati registrati o fermati 135.233 migranti irregolari, a fronte di oltre un milione (1.005.321) nello stesso periodo del 2024. Un calo definito senza precedenti dagli osservatori, che viene messo in relazione diretta con il cambio di rotta della politica migratoria statunitense.
Il mese simbolo della flessione è stato maggio: appena 5.128 migranti intercettati, contro i 125.499 registrati nello stesso mese dell’anno precedente.
La maggior parte dei migranti fermati o identificati proviene da Venezuela, Honduras e Colombia. Gli uomini restano il gruppo più numeroso, rappresentando il 68,9% del totale dei flussi irregolari.
Dopo l’insediamento di Trump, avvenuto il 20 gennaio, la linea dura sull’immigrazione ha avuto effetti immediati anche a sud del confine. Secondo quanto riferito dai media, il presidente statunitense avrebbe chiesto alla presidente messicana Claudia Sheinbaum di rafforzare i controlli per bloccare i flussi verso nord, ventilando in caso contrario l’imposizione di dazi sulle esportazioni messicane.
I dati dell’INM indicano che il Messico ha in larga misura risposto alle pressioni di Washington, intensificando le operazioni di controllo e detenzione. La maggior parte degli interventi nel 2025 si è concentrata nel sud-est del Paese, lungo il confine con il Guatemala. In particolare, nello Stato del Chiapas sono stati fermati 31.472 migranti, pari al 23,3% del totale, mentre il Tabasco ha registrato il numero più alto di detenzioni, con 76.136 casi, equivalenti al 56,3% complessivo.
Il forte ridimensionamento dei flussi conferma, insomma, come le politiche migratorie statunitensi continuino a esercitare un’influenza decisiva sulle dinamiche regionali, con effetti immediati anche sulle scelte e sulle strategie dei Paesi di transito.
foto thewhitehouse.gov
