17 Marzo 2026
Sardegna

Crolla il benessere percepito dagli italiani: salute, socialità e lavoro sono le preoccupazioni principali

Diminuisce la fiducia verso il prossimo, cala la soddisfazione economica e si affievolisce il benessere percepito nei rapporti personali. Tiene solo il giudizio complessivo sulla vita, ma il quadro generale evidenzia segnali di regressione tra la popolazione italiana. Sono questi i principali highlights contenuti nell’ultima indagine sulla soddisfazione degli italiani elaborata dall’Istat.

Nel 2024, sebbene il 46,3% degli italiani esprima un elevato grado di soddisfazione (punteggio 8-10 su una scala da 0 a 10), quasi tutti gli altri indicatori legati al benessere soggettivo registrano un calo.

Le relazioni familiari restano l’ambito più appagante per gli italiani, ma perdono terreno: l’87,9% si dichiara soddisfatto, in calo di 1,4 punti percentuali. Più marcato il calo tra i 25-34enni (-2,8 punti). Anche le relazioni amicali segnano una flessione, passando dall’81% al 79,7%. I più soddisfatti restano i giovanissimi, ma la tendenza è decrescente con l’avanzare dell’età.

Uno degli ambiti più colpiti è il tempo libero, la cui soddisfazione scende al 66,3% (-1,8 punti). Le donne risultano più penalizzate degli uomini, probabilmente a causa del doppio carico lavorativo e familiare. Le fasce centrali d’età (35-44 anni) sono le più insoddisfatte (59,6%).

Anche la percezione della propria salute si deteriora: nel 2024 il 78,5% si dice soddisfatto, contro il 79,7% del 2023. Il calo più forte si registra tra i 20-44enni, in particolare tra le donne. Il Nord conferma una maggiore soddisfazione (80,6%) rispetto al Mezzogiorno (76%).

La soddisfazione per la situazione economica personale cala al 57,6%, con un forte peggioramento tra i 35-44enni (-5,5 punti percentuali). Le professioni più colpite sono quelle autonome, in particolare le lavoratrici autonome (-10,4 punti).

Anche il lavoro perde smalto: il 77,6% degli occupati si dichiara soddisfatto, ma è in calo di 2,4 punti rispetto al 2023. I più appagati restano dirigenti e liberi professionisti, mentre i lavoratori in proprio perdono fiducia.

Unico segnale lievemente positivo: scende la quota di famiglie che ritiene peggiorata la propria situazione economica (dal 33,9% al 29,5%). Tuttavia, si riduce anche la quota di famiglie che giudicano adeguate le proprie risorse (dal 65,3% al 64,1%), con un calo più marcato nel Mezzogiorno.

Il dato più preoccupante arriva dal fronte della fiducia sociale: solo il 22,5% degli italiani ritiene che la maggior parte delle persone sia degna di fiducia, in calo di 2,3 punti percentuali. Tra le giovani donne (20-24 anni) il crollo è ancora più netto: -6,7 punti. I più diffidenti sono gli over 75 (solo il 16,9% è fiducioso), mentre i più aperti sono i 60-64enni (24,7%), pur in calo.

Anche nel “test del portafoglio smarrito”, gli italiani mostrano scarsa fiducia negli sconosciuti: solo il 15,3% pensa che verrebbe restituito. Più speranza viene riposta nei vicini (75,3%) e nelle forze dell’ordine (84,6%).

Il Nord Italia continua a esprimere livelli di soddisfazione più alti rispetto al resto del Paese. In particolare, il Trentino-Alto Adige è la regione più felice (61,9%), mentre la Campania si conferma fanalino di coda con il 37,6% di cittadini molto soddisfatti. Tuttavia, si registra una lenta ma continua convergenza: il divario tra Nord e Sud, che nel 2017 superava i 12 punti, è oggi sotto i 5.