Crimini di guerra: è stato un Tomahawk americano a uccidere 175 persone.
Un video reso pubblico nelle ultime ore mostra un missile da crociera Tomahawk colpire una base navale dei Pasdaran a Minab, nel sud dell’Iran, a pochi metri da una scuola elementare dove il 28 febbraio scorso hanno perso la vita 175 persone, molte delle quali bambini.
Le immagini, analizzate dal New York Times attraverso fotografie satellitari, video verificati e post sui social media, mostrano il missile abbattersi su quello che viene descritto come un edificio medico all’interno della base navale delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Mentre la telecamera si sposta sull’area circostante, grandi nuvole di fumo e polvere si levano già dalla direzione della scuola elementare Shajareh Tayyebeh, colpita poco prima dell’impatto sulla struttura militare adiacente.
Il Tomahawk è un missile da crociera a lungo raggio prodotto e utilizzato esclusivamente dalle forze armate statunitensi, in grado di percorrere oltre 1.600 chilometri con una traiettoria programmata prima del lancio. Il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore congiunto, ha confermato che le forze americane stavano conducendo attacchi nel sud dell’Iran in quel momento, precisando che “i primi ordigni lanciati in mare erano Tomahawk della Marina degli Stati Uniti”.
Anche il gruppo investigativo open-source Bellingcat ha condotto un’analisi indipendente, giungendo alle stesse conclusioni: un missile Tomahawk ha colpito un impianto dei Pasdaran nelle immediate vicinanze della scuola, con il fumo visibile nell’area scolastica già prima dell’impatto sulla base.
Di fronte alle domande dei giornalisti, però, il presidente Donald Trump ha respinto ogni responsabilità americana. “No. Secondo me, e sulla base di quello che ho visto, è stato fatto dall’Iran”, ha dichiarato, aggiungendo che i missili iraniani sarebbero “molto imprecisi.” Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato che il Pentagono sta esaminando l’accaduto, affermando che “l’unico lato che prende di mira i civili è l’Iran”.
foto whitehouse.gov
