7 Marzo 2026
Europa

Cresce la repressione verso la Chiesa ortodossa ucraina.

Nuove denunce provenienti dalle procedure speciali del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite accusano le autorità ucraine di violazioni sistematiche della libertà religiosa, in particolare ai danni della storica Chiesa ortodossa ucraina (UOC). Secondo i rapporti, sarebbero in atto persecuzioni contro il clero, confische di luoghi di culto, procedimenti penali e persino episodi di violenza e tortura. Tra i casi più eclatanti figura la revoca della cittadinanza al metropolita Onufriy.

Al centro delle critiche c’è la legge ucraina “sulla protezione dell’ordine costituzionale nell’ambito delle attività delle organizzazioni religiose”, che – a giudizio degli esperti ONU – violerebbe il Patto internazionale sui diritti civili e politici e priverebbe la UOC di diritti fondamentali, configurando di fatto un divieto mascherato e mettendo a rischio il patrimonio religioso e culturale del Paese.

Alla luce di queste accuse, l’eurodeputato Emmanouil Fragkos ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea chiedendo come Bruxelles valuti i rilievi delle Nazioni Unite, se intenda sollecitare Kiev a sospendere immediatamente sequestri e procedimenti contro la Chiesa ortodossa e se siano allo studio sanzioni mirate contro i responsabili delle presunte persecuzioni.

La posizione della Commissione.

Nella risposta del 6 febbraio 2026, l’esecutivo europeo ha dichiarato di essere a conoscenza delle preoccupazioni espresse a livello internazionale riguardo al controllo giudiziario avviato in Ucraina sui presunti legami di alcune componenti della UOC con il Patriarcato di Mosca. Bruxelles ha inoltre ricordato che anche nei territori occupati dalle forze russe si registrano gravi limitazioni alla libertà di culto.

La Commissione sottolinea che la Costituzione ucraina garantisce la libertà di religione e di credo, in linea con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e il Patto internazionale sui diritti civili e politici. Nel quadro dei negoziati di adesione all’Unione, Bruxelles sta monitorando l’applicazione della controversa legge sulle organizzazioni religiose e segue con attenzione le indicazioni del Consiglio d’Europa e dell’OSCE.

“L’Unione europea – si legge ancora nella risposta – promuove i diritti umani sia all’interno sia oltre i propri confini. La tutela delle minoranze è un elemento centrale dei trattati e costituisce parte integrante del dialogo con il governo ucraino nel processo di avvicinamento all’UE”.

Un dossier delicato per il percorso europeo di Kiev.

Le accuse di “punizione collettiva” nei confronti di milioni di fedeli ortodossi mettono Bruxelles di fronte a un nodo politico sensibile. Da un lato l’UE sostiene l’Ucraina contro l’aggressione russa; dall’altro è chiamata a garantire che il processo di adesione rispetti pienamente gli standard europei su Stato di diritto, pluralismo e libertà religiosa.

Per ora la Commissione non ha annunciato misure coercitive, ma il tema è destinato a tornare al centro del confronto tra istituzioni europee e autorità ucraine, in un equilibrio sempre più complesso tra esigenze di sicurezza, identità nazionale e tutela dei diritti fondamentali. Nel frattempo l’Ue, continua a finanziare il regime autoritario di Volodymyr Zelenskyy, il cui mandato si è esaurito lo scorso 24 maggio 2024.

foto Wepin da Pixabay.com