Creative Europe è uno spreco totale di denaro pubblico: cresce il fronte critico contro le Capitali europee della cultura.
Il programma Creative Europe e, in particolare, l’iniziativa delle Capitali europee della cultura (ECoC) finiscono sotto accusa. L’eurodeputato Kristoffer Storm (ECR), firmatario di un apposito provvedimento, ha infatti definito il progetto “uno spreco totale di denaro”, contestandone l’effettiva utilità economica e sociale.
Secondo Storm, il meccanismo che ogni anno promuove una o più città europee come capitali culturali sarebbe “concettualmente problematico” e privo di evidenze che dimostrino gli effetti positivi dichiarati: crescita, sviluppo e occupazione.
Storm: “Perché continuare a finanziare progetti di prestigio senza ritorno?”.
Storm, nel dettaglio, ha chiesto all’Esecutivo europeo di riferire sui motivi a difesa del mantenimento di una “iniziativa che non produce risultati e benefici concreti nelle città coinvolte” e su come mettere la parola fine a uno schema che sostiene sprechi ai danni dei contribuenti europei.
La Commissione von der Leyen: “Impatto rilevante e costi contenuti per l’UE”.
Nella replica ufficiale, firmata dalla vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, la Commissione ha respinto l’interpretazione di Storm, richiamando il rapporto di valutazione intermedia dell’azione ECoC 2020-2033.
Secondo Bruxelles tra il 2013 e il 2022 l’iniziativa avrebbe mobilitato circa 900 milioni di euro in attività culturali in tutta l’Unione, includendo finanziamenti europei, nazionali, regionali, locali e privati, a fronte di un impatto limitato sul bilancio UE, poiché il contributo diretto per ogni città si riduce al Premio Melina Mercouri, pari a 1,5 milioni di euro.
Verso un nuovo quadro normativo dal 2033.
La Commissione informa inoltre che nel 2026 presenterà a Parlamento e Consiglio una proposta per un nuovo strumento giuridico che consenta la prosecuzione delle Capitali europee della cultura oltre il 2033, anno in cui l’attuale normativa cesserà di avere effetto.
Un dibattito destinato a riaccendersi.
Nonostante le rassicurazioni della Commissione, le critiche non sembrano destinate a placarsi. Da un lato Bruxelles rivendica un impatto culturale significativo e un investimento modesto; dall’altro, l’area euroscettica accusa l’iniziativa di essere un contenitore di alto profilo e basso rendimento, finanziato con risorse pubbliche senza benefici tangibili per i cittadini.
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