10 Agosto 2026
PoliticaSardegna

Corti tributarie chiuse, non si arresta il vittimismo della Regione.

La chiusura delle Corti di giustizia tributaria di Nùoro e Oristano riaccende il dibattito sul progressivo arretramento dei servizi statali in Sardegna. Ma mentre la politica regionale torna a denunciare il depauperamento di uffici e risorse e l’ennesimo “abbandono” dell’Isola da parte del Governo nazionale, cresce la polemica su come vengano impiegati i fondi pubblici a livello locale.

Da un lato si grida allo smantellamento dei presìdi istituzionali, dall’altro nel solo primo anno di legislatura l’attuale accozzaglia di maggioranza (di questo si tratta), ha spostato e destinato oltre 240 milioni di euro a iniziative considerate di scarso impatto strutturale: contributi per sagre, progetti temporanei, rifacimento di parchi auto e sugli “infissi” degli immobili dell’isituto religioso di turno, promossi da entità a sostegno degli interessi di lobby locali.

Intanto la riforma nazionale della geografia della giustizia tributaria va avanti: 22 sedi su 103 saranno soppresse in tutta Italia e, in Sardegna, il sistema verrà ridotto alle sole Corti di Cagliari e Sassari. Una decisione duramente contestata dal consigliere regionale Sebastian Cocco, presidente del gruppo Uniti per Alessandra Todde, che parla di “ennesimo arretramento dello Stato” e di una scelta che penalizza le aree interne.

Secondo Cocco, la riforma si baserebbe su criteri puramente numerici, legati al numero dei ricorsi trattati, senza considerare le peculiarità territoriali dell’isola: distanze, fragilità infrastrutturali e difficoltà nei collegamenti. In particolare, viene sottolineata la situazione di Nuoro, unico capoluogo sardo privo di collegamento ferroviario, condizione che renderebbe ancora più complesso l’accesso alle sedi giudiziarie rimaste.

Le conseguenze, secondo il consigliere, ricadranno su professionisti, imprese e cittadini, costretti a lunghi spostamenti verso Cagliari o Sassari con costi aggiuntivi e tempi più lunghi per l’accesso alla giustizia.

Ma proprio mentre si invoca l’intervento urgente dei parlamentari sardi per difendere i servizi pubblici, il contrasto con le scelte politiche regionali alimenta nuove critiche. La narrazione dell’isola penalizzata dallo Stato centrale, infatti, cozza con una gestione delle risorse accusata da molti di privilegiare interventi a breve termine e iniziative simboliche piuttosto che investimenti strutturali su infrastrutture, servizi permanenti e sviluppo territoriale. Certo, si potrebbe obiettare che il funzionamento della giustizia sia competenza nazionale, ma, sul fronte del cosiddetto contrasto al gap insulare dei sardi anche l’attuale legislatura sta facendo acqua da tutte le parti, per usare un eufemismo.

Dunque, cosa resta alla comunicazione istituzionale della presidente Alessandra Todde se non ricorrere al consueto vittimismo istituzionale per nascondere responsabilità politiche locali: mentre si denuncia la distanza dello Stato, la stessa politica regionale dimentica l’autocritica per la continua dispersione di risorse (puntuale ad ogni assestamento e manovra di bilancio) senza incidere sui problemi cronici dell’isola.

La chiusura delle Corti tributarie, dunque, non rappresenta solo uno scontro tra Roma e Sardegna, ma riapre un interrogativo più ampio: quanto pesa davvero il centralismo nazionale e quanto, invece, le scelte interne alla classe dirigente sarda nel progressivo indebolimento dei servizi sul territorio.