8 Marzo 2026
Europa

Corte di Giustizia UE, polemica sulla sentenza sui “Paesi sicuri”.

La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) sul tema dei “Paesi d’origine sicuri” accende un nuovo scontro politico tra le istituzioni europee e alcuni Stati membri. Con la decisione del 1° agosto 2025, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che i Paesi dell’UE possono continuare a definire autonomamente quali Stati considerare sicuri ai fini delle procedure d’asilo, ma solo a condizione che tali classificazioni siano giustificate in modo trasparente e comprensibile e che la sicurezza sia garantita all’intera popolazione, comprese minoranze e gruppi vulnerabili come le persone LGBTQ+.

Le critiche dei sovranisti: “Un’ingerenza giudiziaria che mina le politiche nazionali”.

La sentenza, accolta con favore dagli organismi europei per i diritti umani, è stata invece duramente criticata da alcuni eurodeputati, che la considerano “fuori dalla realtà” e “una forma di paternalismo giudiziario”.
Secondo Mary Khan (ESN) e Petra Steger (PfE), la decisione rappresenta “una massiccia restrizione della sovranità nazionale” in materia di asilo e rimpatri.

Le due deputate sottolineano che molti Paesi d’origine dei migranti presentano forti differenze regionali in termini di sicurezza: alcune aree possono essere relativamente stabili, mentre altre restano pericolose o in conflitto. “Pretendere che l’intero territorio di uno Stato sia sicuro per tutte le categorie di persone è un criterio irrealistico, che rischia di bloccare le procedure di rimpatrio e paralizzare le politiche migratorie degli Stati membri”, affermano Khan e Steger.

La replica della Commissione: “Le sentenze della Corte sono vincolanti”.

Nella risposta del 6 novembre 2025, il commissario europeo Magnus Brunner, a nome della Commissione, ha ricordato che, in base all’articolo 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, le interpretazioni della CGUE sono giuridicamente vincolanti per tutti gli Stati membri.
“La Corte – ha precisato Brunner – ha applicato le norme previste dalla Direttiva sulle procedure d’asilo, attualmente in vigore. In quanto custode dei Trattati, la Commissione vigila sul rispetto delle sentenze e dell’acquis comunitario”.

Brunner ha tuttavia evidenziato che il nuovo Regolamento sulle procedure d’asilo, che sostituirà la direttiva dal 12 giugno 2026, introdurrà maggiore flessibilità, consentendo di designare un Paese terzo come “sicuro” anche con eccezioni limitate per specifiche regioni o categorie di persone.
La Commissione ha inoltre proposto ad aprile di anticipare l’entrata in vigore del regolamento, e i negoziati sono in corso al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE.

Un equilibrio difficile tra tutela dei diritti e gestione dei confini.

La sentenza della Corte di Giustizia riaccende così il dibattito su uno dei temi più delicati dell’agenda europea: come conciliare la protezione dei diritti fondamentali con l’esigenza di gestire in modo efficace le politiche di asilo e rimpatrio.
Se per Bruxelles la sicurezza deve essere uniformemente garantita a tutti, per diversi governi e parlamentari la Corte avrebbe imposto standard impossibili da applicare in contesti complessi come quelli di Afghanistan, Sudan o Siria, dove la situazione può variare da regione a regione.

foto Alexis Haulot Copyright: © European Union 2024 – Source : EP