Corte dei conti UE: “Con i fondi per la ripresa si poteva fare di più per le imprese europee”.
Efficacia delle politiche europee? Lasciate ogni speranza cittadini europei. La Corte dei conti europea, come di consueto, ha stroncato l’Unione nella sua ultima relazione sul dispositivo per la ripresa e resilienza nei Paesi europei (in Italia abbiamo il famigerato Pnrr), affermando che i miliardi di euro messi a disposizione dall’UE non sono stati sfruttati appieno per migliorare il contesto imprenditoriale europeo.
Secondo una nuova relazione pubblicata a Lussemburgo, gli Stati membri hanno affrontato solo parzialmente le sfide strutturali che ostacolano lo sviluppo delle imprese, nonostante 109 miliardi di euro siano stati destinati proprio a questo scopo.
Riforme lente e risultati modesti.
L’audit della Corte evidenzia che, mentre alcune riforme hanno iniziato a generare miglioramenti, la maggior parte è in ritardo e solo un terzo di quelle completate ha prodotto risultati significativi.
“L’UE ha usato i fondi per la ripresa per incentivare i Paesi membri a realizzare riforme strutturali, ma nella maggior parte dei casi i risultati non sono ancora visibili”, ha dichiarato Ivana Maletić, membro della Corte e relatrice del rapporto. “Il potenziale dell’RRF per agevolare il mondo delle imprese non è stato ancora pienamente sfruttato”.
109 miliardi per le imprese, ma progressi disomogenei.
Dal 2021, l’RRF — cuore del piano “Next Generation EU” da 650 miliardi di euro — mira a sostenere una ripresa economica sostenibile dopo la pandemia di COVID-19.
Ogni Stato membro ha dovuto elaborare un Piano nazionale di ripresa e resilienza, con riforme e investimenti coerenti con le raccomandazioni specifiche per Paese (RSP) del 2019 e 2020, molte delle quali riguardavano il contesto imprenditoriale, l’accesso ai finanziamenti, la semplificazione fiscale e la riduzione della burocrazia.
Nei due anni precedenti la pandemia, la Commissione aveva formulato 82 raccomandazioni agli Stati membri per migliorare l’ambiente d’impresa. In risposta, i piani nazionali hanno incluso 157 riforme e 254 investimenti, per un valore complessivo di 109 miliardi di euro.
Eppure, la Corte sottolinea che solo un quarto di tali raccomandazioni è stato affrontato in modo sostanziale, mentre nessuna è stata pienamente attuata. Circa la metà è stata gestita “solo marginalmente o per nulla”, e il 7% completamente ignorata.
Quadro nazionale: progressi lenti e riforme incomplete.
Gli auditor della Corte hanno visitato Bulgaria, Spagna, Cipro e Austria per valutare lo stato di avanzamento delle riforme. In tutti i casi, la maggior parte delle misure risultava in ritardo o non ancora completata ad aprile 2025, data di chiusura della verifica.
Considerando che l’intera attuazione dell’RRF deve concludersi entro agosto 2026, ulteriori ritardi potrebbero compromettere il completamento dei progetti e ridurne l’impatto.
Le riforme portate a termine hanno prodotto soprattutto risultati normativi, come l’approvazione di nuove leggi o regolamenti, ma gli effetti economici concreti richiederanno anni per manifestarsi.
Solo un terzo delle riforme analizzate ha già generato benefici tangibili per le imprese, e in molti casi l’effetto è stato attenuato dalla durata limitata delle misure o da un collegamento debole con i settori d’intervento.
Obiettivi non pienamente raggiunti.
Nel complesso, la Corte conclude che uno degli obiettivi chiave del dispositivo RRF – affrontare in modo strutturale le debolezze individuate nelle raccomandazioni europee – non è ancora stato conseguito.
L’impatto delle misure sul contesto imprenditoriale appare “eterogeneo e parziale”: in circa metà dei casi le riforme hanno effettivamente contribuito ai progressi richiesti, ma restano ampie lacune in termini di efficacia e sostenibilità.
Una sfida per il futuro della politica economica europea.
L’RRF, varato nel 2021 per rilanciare l’economia europea dopo la pandemia, rappresenta il più grande strumento finanziario comune mai attivato dall’Unione. Ma, a quattro anni dal suo avvio, la Corte avverte che il successo del piano non può misurarsi solo sull’assorbimento dei fondi, bensì sulla qualità delle riforme realizzate.
Se le misure non verranno completate entro i tempi previsti, l’UE rischia di perdere un’occasione storica per rafforzare la competitività delle proprie imprese e modernizzare l’ambiente economico europeo.
Nel frattempo, l’Ue invecchia e accoglie lavoratori extra-Ue dal crescente scarso valore aggiunto. Chi saranno gli imprenditori del futuro in Europa?
foto corte dei conti europea
