8 Giugno 2026
Politica

Corruzione internazionale: 23 anni di norme europee quasi ignorate

Ventitré anni. È il tempo trascorso dall’entrata in vigore delle norme europee contro la corruzione nelle pratiche commerciali estere. Ventitré anni durante i quali la Commissione europea ha monitorato l’applicazione di quelle regole da parte degli Stati membri. Il bilancio, a leggere tra le righe di un’interrogazione parlamentare e della risposta della Commissione, è tutt’altro che rassicurante.

L’interrogazione di Kamiński.

A sollevare la questione è l’eurodeputato polacco del gruppo ECR Mariusz Kamiński, che ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione partendo da una premessa politica precisa. La relazione del Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune, adottata nel gennaio 2026, afferma che “la credibilità dell’UE dipende dalla sua capacità di agire in modo coerente” e chiede “una risposta inequivocabile alla corruzione e alla cleptocrazia”, invocando l’estensione del regime europeo di sanzioni per i diritti umani ai casi di corruzione sistemica. Il Parlamento ha inoltre sostenuto la proposta di Kamiński di dotare l’UE di una legislazione equivalente al Foreign Corrupt Practices Act americano, la legge che dal 1977 punisce negli Stati Uniti la corruzione di funzionari stranieri da parte di aziende americane.

Il punto di partenza normativo è l’articolo 7 della Decisione quadro del Consiglio 2003/568/GAI sulla lotta alla corruzione nel settore privato, che obbliga gli Stati membri a stabilire la propria giurisdizione sui reati di corruzione attiva e passiva commessi da entità private con sede nell’UE. Kamiński ha chiesto alla Commissione quanti Paesi abbiano effettivamente recepito queste norme, quanti abbiano fatto ricorso alle deroghe previste e quali misure siano state adottate nei confronti degli inadempienti.

La Commissione europea conferma progressi lenti e lacune.

La risposta, firmata dal commissario McGrath il 24 aprile, fotografa una situazione complessa. Al momento della pubblicazione dell’ultimo rapporto di valutazione, ben 16 Stati membri avevano scelto di non applicare alcune delle regole sulla giurisdizione, in particolare quelle relative ai reati commessi da propri cittadini all’estero o a vantaggio di persone giuridiche con sede nel loro territorio. In alcuni paesi è inoltre previsto un requisito di doppia incriminazione, talvolta subordinato a condizioni aggiuntive come la denuncia della vittima o l’iniziativa del pubblico ministero.

La Commissione non ha rilevato notifiche aggiuntive da parte degli Stati membri riguardo alle esenzioni previste dall’articolo 7, paragrafo 4, della Decisione quadro.

La nuova direttiva e il regime di sanzioni.

Sul fronte legislativo, la Commissione ha adottato nel maggio 2023 un pacchetto anti-corruzione che comprende una comunicazione congiunta, una proposta di direttiva sulla lotta alla corruzione e una proposta di nuovo regime sanzionatorio per i casi gravi di corruzione a livello mondiale. La direttiva, che sostituirà la vecchia Decisione quadro del 2003, ha raggiunto un accordo interistituzionale provvisorio il 2 dicembre 2025, e una volta entrata in vigore darà agli Stati membri due anni di tempo per il recepimento nel diritto nazionale.

Resta invece in stallo la proposta di regime sanzionatorio globale contro la corruzione: il Consiglio non ha ancora raggiunto il consenso necessario per adottarla, un segnale della resistenza politica che ancora circonda il tema tra i governi europei.

La sostanza del problema, insomma, è quella che Kamiński ha messo a fuoco con la sua interrogazione: a fronte di norme esistenti da oltre due decenni, l’applicazione concreta è rimasta frammentata e volontaristica. L’Europa continua a invocare lo stato di diritto e la lotta alla corruzione come valori fondanti, ma fatica a dotarsi degli strumenti, e soprattutto della volontà politica, per renderli cogenti anche nei confronti dei propri stessi Stati membri.

foto Ferenc Isza Copyright European Union 2022 – Source : EP