Controlli alle frontiere con la Spagna prorogati di 15 giorni: perché tanta fermezza con Madrid e così poca sul fronte interno di Monastir?
L’Italia ha prorogato di altri 15 giorni i controlli temporanei alle frontiere con la Spagna, per le preoccupazioni legate alla situazione nell’enclave spagnola di Ceuta.
La decisione è del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dopo la riunione del Comitato di analisi sull’immigrazione e la sicurezza delle frontiere. Secondo il Viminale, la scelta è dettata dal persistere delle ragioni che avevano portato all’introduzione dei controlli. I check riguarderanno le frontiere aeree e marittime. Roma ha informato la Commissione europea e i ministri dell’Interno degli altri Stati Ue.
Il quadro a Ceuta, però, è in evoluzione. Secondo le stime ufficiali del governo spagnolo, circa 72.000 persone avevano attraversato irregolarmente il confine dal Marocco il 30 e 31 luglio. Oggi, stando alle ultime stime, più di 3.000 migranti, tra cui diverse centinaia di minori, vivrebbero ancora per strada. Sono state però allestite strutture di accoglienza temporanea e, secondo le autorità, fino a 200 persone al giorno rientrano volontariamente in Marocco.
Resta , dopo l’ultima proroga del Viminale, la domanda politica. Quanto pesa la fermezza dichiarata verso Madrid, che sembra rispondere a esigenze di propaganda più che a un rischio concreto per l’Italia, mentre sul territorio nazionale i nodi dell’accoglienza restano aperti? A Monastir, nel Cagliaritano, l’hotspot e il centro di accoglienza straordinaria , per esempio, sono da mesi al centro delle proteste di residenti, sindaci e forze dell’ordine.
La domanda , dunque da porsi è perché un governo così rapido nel rinnovare i controlli verso un partner europeo non riesca a dare risposte altrettanto tempestive su criticità che riguardano da vicino i propri cittadini e gli operatori sul campo?
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