13 Aprile 2026
Sardegna

Continuità territoriale Sardegna, la denuncia delle società sportive: “I nostri ragazzi non riescono a partire. È umiliante”

“La nuova continuità territoriale è partita male. Anzi, malissimo”. Non usa mezzi termini Antonio Muroni, dirigente responsabile della Scuola Addestramento Pallacanestro Alghero, che ha indirizzato una lettera aperta alla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e all’assessora ai Trasporti Barbara Manca per denunciare una situazione che definisce “ormai insostenibile”.

Al centro della protesta c’è il sistema di voli in continuità territoriale dallo scalo di Alghero-Fertilia: aerei pieni, posti esauriti, rientri impossibili. Il risultato è che decine di giovani atleti delle Associazioni Sportive Dilettantistiche non riescono né a partire né a tornare a casa, costretti a soluzioni alternative come transitare dagli altri aeroporti dell’isola, con costi e disagi che ricadono interamente sulle famiglie.

Lo sport come cartina di tornasole.

Il momento è particolarmente critico: siamo nel pieno della stagione sportiva, con concentramenti nazionali e fasi interzonali in calendario. Molti giovani sardi si sono qualificati sul campo per queste competizioni, ma rischiano di non potervi partecipare non per ragioni sportive, bensì per l’impossibilità materiale di trovare un posto su un aereo.

“A tanti giovani sardi viene di fatto negata la possibilità di partecipare alle competizioni per cui si sono qualificati”, scrive Muroni. “Non per merito o demerito sportivo, ma per l’incapacità del sistema di garantire un semplice posto su un aereo. Una situazione che non è solo ingiusta: è umiliante”.

Insomma, siamo lontani dal perimetro delle dichiarazioni celebrative e istituzionali.

Un problema che va oltre lo sport.

La lettera sottolinea che le difficoltà non riguardano solo il mondo sportivo. Le stesse criticità colpiscono lavoratori, studenti e pazienti che devono viaggiare per motivi di salute, categorie per le quali la continuità territoriale non è un servizio accessorio ma un diritto fondamentale, la condizione minima perché vivere in Sardegna non significhi essere cittadini di serie B.

“Non bastano convenzioni o promesse”, si legge nella lettera. “Senza voli disponibili, ogni misura è inutile”.

E, pensando al fatto che la Regione Sardegna non vuole mettere mano a 34 milioni di euro per andare incontro alle esigenze delle compagnie low cost per i costi legati all’addizionale comunale aeroportuale, ma solo puntare a una sperimentazione, l’impressione è che di disagi nell’isola si continuerà a parlare nei prossimi mesi.