Conti pubblici e scenari globali, l’allarme della Banca d’Italia: “Crescita fragile”
Un quadro economico segnato da forti incertezze geopolitiche, una crescita moderata e conti pubblici in miglioramento ma ancora esposti a rischi significativi. È questa, in sintesi, la fotografia tracciata da Andrea Brandolini, capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, nel corso dell’audizione sul Documento di finanza pubblica 2026 davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Tensioni globali e rincari energetici.
A pesare sullo scenario internazionale è soprattutto il conflitto in Medio Oriente, che ha aggravato un contesto già fragile. Le interruzioni nei traffici nello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche hanno spinto al rialzo i prezzi delle materie prime: il petrolio è aumentato di circa il 45%, il gas oltre il 40% sul mercato europeo.
Le conseguenze si riflettono sull’intera economia globale. Il Fondo monetario internazionale stima per il 2026 una crescita mondiale intorno al 3,1%, ma avverte che un protrarsi delle tensioni potrebbe ridurla fino al 2%. Anche nell’area euro le prospettive si indeboliscono, con inflazione in risalita e segnali di rallentamento sia nell’industria sia nei servizi.
Italia: crescita debole e fiducia in calo.
In Italia, dopo una crescita dello 0,5% nel 2025, le prospettive restano contenute. Le stime indicano un aumento del PIL intorno allo 0,6% nel 2026, con un’inflazione destinata a salire fino al 2,6%. A incidere negativamente sono l’aumento dei costi di produzione, le difficoltà nelle catene di approvvigionamento e il peggioramento del clima di fiducia di famiglie e imprese.
Nonostante ciò, gli investimenti mostrano una certa tenuta, sostenuti anche dalle risorse legate al PNRR, mentre il settore dei servizi continua a offrire un contributo positivo.
Conti pubblici: deficit in calo, ma debito in aumento.
Sul fronte della finanza pubblica, il 2025 segna un miglioramento: il deficit scende al 3,1% del PIL, per il quinto anno consecutivo. Tuttavia, il debito pubblico cresce fino al 137,1%, complice il rallentamento della crescita nominale e alcuni fattori straordinari legati ai crediti d’imposta.
Le prospettive delineate nel Documento di finanza pubblica indicano una graduale riduzione del disavanzo nei prossimi anni, fino al 2,1% nel 2029, grazie all’aumento dell’avanzo primario. Tuttavia, la dinamica del debito resta una delle principali criticità, richiedendo politiche prudenti e continuità nel consolidamento dei conti.
La spesa pubblica continuerà a essere condizionata dai vincoli europei e dalla necessità di mantenere sotto controllo l’indebitamento. In questo contesto, l’indicatore della spesa netta evidenzia alcuni scostamenti rispetto agli obiettivi concordati con l’Unione europea, legati soprattutto alla crescita dell’inflazione.
Il Governo si è impegnato a intervenire qualora tali deviazioni dovessero confermarsi, anche attraverso misure correttive.
Crisi energetica. I margini sono limitati.
Per far fronte al caro energia, l’Esecutivo ha già adottato interventi temporanei, come la riduzione delle accise sui carburanti. Tuttavia, i margini di manovra restano limitati. Secondo la Banca d’Italia, la politica di bilancio può solo redistribuire gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici, senza eliminarli.
A livello europeo si lavora a una strategia comune, che punta a sostenere famiglie e imprese senza compromettere gli obiettivi di transizione energetica.
Difesa e nuovi impegni internazionali.
Un ulteriore elemento di pressione sui conti pubblici è rappresentato dall’aumento della spesa per la difesa. Gli impegni assunti in sede NATO prevedono un incremento significativo delle risorse nei prossimi anni, con possibili effetti sul deficit e sul debito.
Le istituzioni europee hanno avviato strumenti comuni per finanziare tali spese, ma resta aperta la questione della sostenibilità nel medio periodo.
Le sfide per il futuro.
Il quadro delineato resta fortemente incerto. Se da un lato il percorso di riduzione del deficit rappresenta un segnale positivo per i mercati, dall’altro la sostenibilità del debito richiede un avanzo primario elevato e stabile.
Secondo la Banca d’Italia, la prudenza nella gestione dei conti pubblici sarà fondamentale, ma non sufficiente. Per rafforzare la crescita sarà necessario accompagnarla con riforme strutturali capaci di stimolare produttività, innovazione e investimenti.
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