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Consulta Ga.I.A., si insedia la giunta dei giovani. Verso l’ennesima iniziativa poco sostanziale?

La Sardegna è anche la nostra casa. Questa Consulta era necessaria”, dice Sofia, una delle venti ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni che ieri hanno preso parte all’insediamento ufficiale della Consulta Ga.I.A. (Giovani, Infanzia, Adolescenza), tenutosi nella sala Transatlantico del Consiglio regionale. Un entusiasmo genuino, che però rischia di infrangersi contro il famoso muro dell’inerzia legislativa in materia di giovani e politiche giovanili.

Consulta che dovrebbe rappresentare un esperimento di democrazia partecipata minorile: un luogo dove ascoltare proposte e visioni dei più giovani. Un’iniziativa lodevole, la terza in Italia dopo quelle del Lazio e dell’Emilia Romagna, che mira ad allinearsi alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Peccato che, a oggi, la voce di questi venti giovani – selezionati tra 55 candidati da tutta la Sardegna – e di tutti i giovani dell’Isola, con molta probabilità, rimarrà, in presenza di un legislatore sardo ridicolo e troppo impegnato nella predisposizione “degli emendamenti puntuali”, inascoltata e senza alcun riscontro legislativo. Manca infatti un quadro normativo (l’ultima legge approvata risale al 1999) che obblighi le istituzioni a trasformare queste istanze in provvedimenti concreti.

“Questo organismo darà un enorme contributo in termini di istanze, opinioni, richieste, partecipazione e visioni”, ha detto la Garante Puligheddu. Ma chi le tradurrà in atti concreti? Questo Consiglio regionale della Sardegna? Lo stesso che continua a buttare risorse pubbliche in rifacimento di parchi auto, murales e sagre di paese? Andiamo Garante, siamo seri…

La politica, però, secondo la solita retorica, ascolta. Ma, di fatto, non legifera. L’ultimo tentativo in Aula (si è provato con la Pl 182, frutto anchesso dell’ascolto con i giovani e le organizzazioni giovanili qualificate) si è spento miseramente in commissione seconda nel corso dell’ultima legislatura. Quasi a confermare la marginalità del tema giovani e partecipazione nell’agenda del legislatore sardo.

Eppure si continua a proporre iniziative retoriche dalle parti di via Roma (e non solo purtroppo), nonostante in Sardegna comitati e consulte vengono presentati con enfasi, celebrati come strumenti di cittadinanza attiva, salvo poi essere lasciati senza mandato né potere. La partecipazione giovanile viene così ridotta a un corredo decorativo per convegni, interviste e fotografie ufficiali. E, questo di oggi, non potrà che seguire lo stesso destino. Non si è riuscito a fare breccia in Consiglio regionale con una proposta di legge di iniziativa popolare come la Pratobello, figuriamoci con le “timide proposte” dei giovani. Il Consiglio regionale pensa ai prossimi emendamenti puntuali per amici, associazioni e parrocchie.