17 Agosto 2026
Politica

Consiglio regionale. Stipendi da 7.500 euro netti al mese e l’aula è vuota

Per il secondo martedì consecutivo il Consiglio regionale della Sardegna ha alzato bandiera bianca. Numero legale non raggiunto, seduta sospesa, lavori rinviati. Una scena che si consuma puntualmente, quasi con la disinvoltura di chi sa che non pagherà nessun prezzo, nell’Aula dei sardi (così la definisce la retorica della politica regionale nel corso delle grandi occasioni).

Nonostante l’importanza del compenso mensile, la partecipazione dei consiglieri regionali è quella che è “in base all’indipendenza del mandato”: i consiglieri regionali, vale la pena ricordarlo, percepiscono circa 7.500 euro netti al mese. Denaro pubblico, versato dai contribuenti sardi. In cambio, il mandato è chiaro: presentarsi, discutere, votare… e possibilmente legiferare con criterio, competenza e visione. Con cifre del genere, note a tutti nel 2026, non dovrebbe servire altro per giustificare la presenza in aula.

Un dipendente di banca che non si presenta allo sportello viene ripreso. Un consigliere regionale sardo che non si presenta in aula? Non succede niente. Il paragone è volutamente diretto, forse persino ruvido. Ma è quello che pensa qualunque cittadino sardo che la mattina si alza, timbra il cartellino e fa il suo lavoro. Nel mondo reale, assentarsi senza giustificazione ha conseguenze. Nel palazzo di via Roma, evidentemente, no. E si parla di valori, diritti e responsabilità.

La cronaca della mattinata è semplice e imbarazzante. Il presidente Piero Comandini ha aperto i lavori annunciando la discussione sul testo unificato n. 195-196 relativo al Trenino Verde (…le priorità). Il consigliere FdI Franco Mula ha poi chiesto immediatamente la sospensione dei lavori per richiamare i colleghi di maggioranza. Alla ripresa, si è confermata l’assenza del numero legale e la chiusura anticipata della seduta, con il consiglio convocato al domicilio.

Il paradosso è che il tema all’ordine del giorno , rimarchiamolo, la legge sul Trenino Verde , non è nemmeno tra le emergenze prioritarie dell’isola. Fuori da quelle mura si accumulano crisi senza risposta: la sanità al collasso, i trasporti interni che isolano intere comunità, le vertenze industriali aperte, lo spopolamento che svuota i paesi dell’entroterra. Problemi veri, urgenti, che attendono un Consiglio capace di lavorare. E che nel frattempo aspettano.

Va ricordato, poi, che i consiglieri regionali non dispongono soltanto di uno stipendio garantito. Hanno anche la possibilità concreta di incidere direttamente sulle risorse pubbliche attraverso la presentazione e l’approvazione di emendamenti in sede di assestamento e legge finanziaria. Ma questa è un’altra storia.