15 Ottobre 2026
Europa

Consiglio Esteri Ue, settimana decisiva sull’Ucraina: Kallas spinge su sanzioni e garanzie di sicurezza.

Settimana diplomatica decisiva per l’Unione europea, con il Consiglio Affari Esteri chiamato a prendere decisioni chiave sul sostegno all’Ucraina e su diversi dossier internazionali. Ad affermarlo è stata l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, parlando ai giornalisti al suo arrivo alla riunione a Bruxelles.

“È una settimana intensa, forse decisiva”, ha detto Kallas, sottolineando come le scelte attese sul finanziamento a Kiev rappresentino un vero e proprio banco di prova.

Al centro del confronto, oltre al sostegno economico, anche nuove misure contro la cosiddetta “flotta ombra” russa: l’Ue si prepara ad ampliare la lista delle sanzioni includendo circa 40 nuove navi e i soggetti che ne facilitano le attività, con l’obiettivo, secondo la narrazione europea ribadita stucchevolmente dall’Alto rappresentante dell’Ue, di “privare la Russia dei mezzi per finanziare la guerra”.

Sul fronte militare, Kallas ha confermato il raggiungimento dell’obiettivo dell’iniziativa europea per la fornitura di due milioni di munizioni all’Ucraina, ritenute essenziali per la difesa del Paese. Tu chiamali se vuoi risultati degni di nota di una entità democratica…

Nel corso della giornata, i ministri affronteranno anche altri dossier internazionali. E’ previsto un confronto sull’Armenia, in vista delle prossime elezioni e delle richieste di sostegno contro le ingerenze esterne, sul modello dell’assistenza già fornita alla Moldavia. A pranzo, l’attenzione si sposterà sulla Cina.

Ampio spazio sarà dedicato al Medio Oriente. L’Ue discuterà un documento su come rapportarsi alla Siria – alla quale ha già staccato un assegno di 2,5 miliardi di euro per il governo del terrorista al-Jolani -, con l’obiettivo (ma solo per la Commissione Ue) di favorire stabilità, inclusività e rafforzamento istituzionale, evitando derive destabilizzanti che potrebbero avere ripercussioni dirette sull’Europa.

In agenda anche il Libano, che sarà al centro di un successivo Consiglio di associazione. “Stiamo sostenendo le Forze armate libanesi, ma ci aspettiamo passi concreti verso il disarmo di Hezbollah”, ha avvertito Kallas, riconoscendo le difficoltà del momento.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’Alto rappresentante è tornata sul tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Se l’adesione alla Nato resta fuori discussione, ha spiegato, le garanzie dovranno essere tangibili: non documenti o promesse, ma “truppe reali e capacità reali”. Secondo Kallas, il Donbass non rappresenta l’obiettivo finale di Vladimir Putin: “Se cade il Donbass, la fortezza è abbattuta e l’obiettivo diventa l’intera Ucraina, con conseguenze anche per altre regioni”. Qualcuno/a, forse, dovrebbe consigliare all’Alto rappresentante maggiore equilibrio in assenza di poteri medianici.

Quanto al sostegno finanziario nel 2026, Kallas ha ribadito che il vertice dei leader europei di giovedì sarà cruciale (sicuramente per la carriera di molti in Ue): “Non lasceremo la riunione senza una decisione”, ha detto, richiamando le parole del presidente del Consiglio europeo António Costa. L’opzione ritenuta più credibile resta quella del prestito per le riparazioni, basato sugli asset russi congelati, anche se “la strada è complessa e il consenso non è scontato”. Grazie al cielo qualche leader europeo ancora difende la pace in Ue…

Sui segnali di apertura degli Stati Uniti verso la Bielorussia, dopo il rilascio di oltre 100 prigionieri in cambio dell’allentamento di alcune sanzioni americane, Kallas ha chiarito che le decisioni dell’Ue restano autonome: “La nostra linea è mantenere la pressione sull’oppressore e sui suoi sostenitori”. Insomma, l’escalation è sempre dietro l’angolo ascoltando le dichiarazioni dell’Alto rappresentante.

Infine, rispondendo alle critiche e alle perplessità di alcuni Stati membri sul meccanismo dei prestiti per le riparazioni, l’Alto rappresentante ha difeso la proposta, ricordando che altre opzioni, come gli eurobond, non hanno trovato consenso in passato: “Questo strumento non grava sui contribuenti europei e invia un messaggio chiaro: chi causa danni deve pagarne il prezzo”.

Chissà allora perché negli ultimi anni i cittadini e imprenditori europei hanno dovuto far fronte all’aumento del costo dell’energia, delle derrate alimentari e vivere un triennio (si va verso i quattro) di grande instabilità politica.

foto Alain Rolland Copyright: © European Union 2025 – Source : EP