11 Agosto 2026
Europa

Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, la protesta di Greenpeace: “La dipendenza dal gas di Trump minaccia l’Europa”.

A Monaco va in scena la protesta ambientalista nel giorno di apertura della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla geopolitica e alla difesa. Un gruppo di attivisti di Greenpeace ha infatti inscenato un’azione dimostrativa contro quella che definisce la crescente dipendenza energetica europea dal gas statunitense.

A poche centinaia di metri dalla sede del vertice — al quale partecipa anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio — gli attivisti hanno srotolato da una gru un grande striscione con la scritta “Break free from tyrants” (“Liberiamoci dai tiranni”). Contestualmente sono state gonfiate due sagome alte circa dieci metri raffiguranti Donald Trump e Vladimir Putin seduti su una nave gasiera, simbolo — secondo Greenpeace — della dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili.

L’azione si è svolta nelle prime ore del mattino e ha coinvolto una decina di climber specializzati, attirando l’attenzione dei partecipanti alla conferenza e dei media presenti in città.

I numeri del gas USA secondo Greenpeace.

Secondo i calcoli diffusi da Greenpeace International, dal 2022 le aziende europee avrebbero firmato contratti per l’acquisto di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense per un valore complessivo stimato tra i 190 e i 210 miliardi di euro. Molti accordi, sottolinea l’organizzazione, avrebbero una durata oltre il 2035, data indicata come limite per l’eliminazione del gas fossile in linea con gli obiettivi climatici europei.

Sempre secondo l’associazione ambientalista, nei primi mesi dell’anno i Paesi europei avrebbero già speso circa 2,8 miliardi di euro per l’acquisto di gas dagli Stati Uniti, con una media di circa due navi metaniere al giorno dirette verso l’Europa. Greenpeace chiede ai governi UE di ridurre la dipendenza energetica esterna e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili prodotte localmente.

“Chi parla di sicurezza deve parlare anche di politica energetica”, ha dichiarato Lisa Göldner di Greenpeace Germania, secondo la quale l’Europa rischia di sostituire la dipendenza dal gas russo con una nuova vulnerabilità strategica legata agli Stati Uniti.

L’organizzazione sostiene che l’unica strada per garantire indipendenza politica ed energetica sia l’uscita graduale dal gas fossile e un’accelerazione della transizione verso un sistema energetico basato sulle rinnovabili.

Nel mirino anche le grandi aziende energetiche.

Greenpeace punta il dito anche contro le grandi compagnie energetiche europee. Tra gli esempi citati figura l’accordo siglato da Eni con la statunitense Venture Global per la fornitura di gas naturale liquefatto a lungo termine, considerato dall’associazione un segnale contrario agli obiettivi climatici e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Secondo gli ambientalisti, scelte di questo tipo rischiano di vincolare l’Europa — e l’Italia — a un modello energetico basato sul gas per i prossimi decenni, limitando le possibilità di autonomia strategica.