Confcommercio Sud Sardegna aderisce allo sciopero fiscale.

Gli organi direttivi di Confcommercio Sud Sardegna si riuniranno nelle prossime ore per promuovere anche in Sardegna lo sciopero fiscale annunciato venerdì scorso dai colleghi toscani. Una presa di posizione riassunta in una nota dell’associazione di categoria: “Viviamo la più grave crisi economica dalla fine della seconda guerra mondiale: crisi di liquidità, di indebitamento, di occupazione ma, soprattutto, di prospettive. Una incalcolabile parte dei nostri iscritti e di tutte le imprese sarde non ha più riaperto dopo il primo lockdown o scomparirà per sempre nei prossimi mesi”.

Una decisione che rimarca, indubbiamente, l’inettitudine dell’attuale Governo nazionale nei confronti del mondo produttivo del Paese: “Mentre con una mano lo Stato ci offre la possibilità di indebitarci affinché possiamo pagare le tasse, grazie a ristori irrisori ed utili solo nell’immediato a coprire qualche bolletta, con l’altra mano continua ad imporre un’esazione fiscale dissennata, iniqua ed inaccettabile”.

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Affondo che prosegue nel corpo della nota di Confcommercio Sud Sardegna: “Le fondamenta del sistema di valori su cui sta oramai fragilmente poggiando il patto tra Stato e sistema produttivo del Paese stanno venendo completamente a mancare. Non intendiamo assistere a questo disastro da testimoni impotenti mentre le nostre aziende falliscono ed una nuova diffusa povertà inizia a galoppare. I consumi subiscono una contrazione senza precedenti, i flussi turistici sono annullati tanto da mettere a rischio fallimento l’intero sistema aeroportuale italiano. Nel contempo, ci vengono imposti sacrifici arbitrari mentre assistiamo attoniti ad una crescita esponenziale dei profitti dei giganti del web oppure al fatto che centri commerciali e grande distribuzione possano trattare la vendita di prodotti che ai piccoli commercianti non è consentito vendere”.

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Da qui la decisione di sospendere il pagamento di tasse e imposte a partire dagli acconti Irpef, Ires e Irap in scadenza il prossimo 30 novembre, come confermato dall’associazione di categoria: “Facciamo della legalità la nostra bandiera e siamo – per definizione – contrari ad ogni forma di evasione ed elusione fiscale. Noi, a differenza dei colossi, paghiamo tutto da sempre e da sempre sottostiamo ad un sistema impositivo che non ci lascia mai tregua. Ma oggi, con il residuo dei denari presi in prestito, preferiamo pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta le nostre ragioni di esistere”.

Sciopero fiscale che proseguirà con la sospensione del pagamento di Imu, Tari e bollo auto.

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Una decisione forte e di puro pragmatismo contro un Governo incapace di adottare una strategia capace di tutelare la parte produttiva del Paese e, contestualmente, di rottamare fattivamente l’imposizione fiscale per le aziende: “Da 9 mesi le nostre imprese lavorano pochissimo o non lavorano affatto. Non incassiamo e non abbiamo risorse. Eppure i costi di mantenimento delle aziende sono sempre identici e il Governo non lo considera, se non con una artata politica degli annunci. Il grave costo della pandemia non è diviso equamente, come imporrebbe la Costituzione, tra tutti: alcuni hanno continuato a mantenere i propri redditi e le proprie posizioni privilegiate, anche e soprattutto attingendo a piene mani dalla nostra contribuzione fiscale, mentre noi siamo privati della dignità e abbandonati allo sconforto”.