7 Settembre 2026
Sardegna

Confcommercio: “Entro il 2035 potrebbe scomparire un quinto dei negozi italiani”.

In Italia ci sono oltre 105mila negozi sfitti — il numero più alto in Lombardia (9.447) e Veneto (9.118) — e senza interventi strutturali i centri urbani rischiano una vera e propria desertificazione commerciale. È l’allarme lanciato da Confcommercio, che il 20 e 21 novembre porta a Bologna, a Palazzo Re Enzo, la due giorni “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, dedicata alla crisi delle attività di vicinato e alla rigenerazione dei centri urbani.

Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi della Confederazione, negli ultimi dodici anni l’Italia ha perso oltre 140mila imprese del commercio al dettaglio, tra negozi e ambulanti. Un trend che colpisce in particolare i centri storici e i piccoli comuni, e che riflette consumi interni stagnanti, nuove abitudini d’acquisto e la crescita dell’e-commerce. Non sorprende, infatti, che nello stesso periodo le attività attive soprattutto online siano quasi raddoppiate (+114,9%).

Se la tendenza non verrà invertita, da qui al 2035 potrebbero chiudere altri 114mila negozi, pari a oltre un quinto delle attività oggi esistenti. Le ricadute andrebbero oltre l’economia: ne risentirebbero la vita quotidiana, le relazioni sociali e l’attrattività dei centri urbani. Una conferma arriva anche dal calo della densità commerciale – il rapporto tra negozi e abitanti – che mette in particolare difficoltà molte città medio-grandi del Centro-Nord. Più contenuti i cali nel Mezzogiorno, anche per effetto della riduzione dei residenti e della minore diffusione degli acquisti online.

Tra i settori più colpiti, i distributori di carburante (-42,2%), il commercio non specializzato (-34,2%), gli articoli culturali e ricreativi (-34,5%), i mobili e ferramenta (-26,7%), abbigliamento e calzature (-25%). All’opposto, ristorazione e ospitalità mostrano una crescita complessiva del 5,8% dal 2012: aumentano ristoranti e nuove forme di alloggio (B&B, affittacamere, case vacanza), mentre calano bar tradizionali e alberghi.

Proiezioni fosche per i prossimi dieci anni.

Se le dinamiche osservate dal 2012 al 2024 proseguissero, nel 2035 la rete commerciale italiana subirebbe una contrazione del 21,4%. Alcune città rischiano perdite ancora più drastiche: Ancona potrebbe vedere scomparire oltre un terzo delle attività di vicinato (-38,3%), seguita da Trieste (-31,1%) e Ravenna (-30,9%).

Negozi sfitti: oltre 105mila locali chiusi.

La mappa dei negozi sfitti fotografa un Paese che fatica a riattivare gli spazi commerciali vuoti. In valori assoluti, Lombardia, Veneto e Piemonte guidano la classifica; ma in proporzione è nelle Regioni più piccole che la situazione appare più grave: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria hanno oltre un quarto dei negozi non utilizzati.

In Sardegna il calo è consistente.

Sulla base della classifica delle regioni per % di negozi sfitti, secondo i dati dell’Confcommercio la regione Sardegna ha perso circa 4.350 nel 2025 (ossia un quarto dei quali da oltre un anno) — pari al 20,2% della rete distributiva isolana.

In termini di chiusure di imprese nel commercio al dettaglio, ad esempio nella città di Oristano tra il 2012 e giugno 2024 il calo è stato del 30 % circa.

Le proposte di Confcommercio.

Per contrastare la desertificazione commerciale, la Confederazione propone di definire una Agenda Urbana Nazionale, costruita insieme a Governo, Regioni e Comuni.