Comparto Unico, la Giunta tira dritto nonostante l’impugnazione: 12 milioni spartiti come se nulla fosse.
La Giunta regionale sceglie di ignorare regole, contesto istituzionale e prudenza amministrativa, dando il via libera alla ripartizione dei 12 milioni di euro per il salario accessorio e all’insediamento dell’ARANS, nonostante la legge regionale n. 28/2025 sia formalmente impugnata dal Governo nazionale. Una decisione approvata all’unanimità che più che una dimostrazione di forza appare come un atto di spregiudicatezza politica, adottato con la leggerezza di chi gioca una partita d’azzardo con risorse pubbliche e diritti dei lavoratori.
La delibera si fonda su una risoluzione della Cabina di Regia del Comparto Unico e viene presentata dalla narrazione dell’Esecutivo regionale come un gesto di “determinazione”, ma nella sostanza certifica una grave torsione istituzionale: si procede come se il quadro giuridico fosse solido e definitivo, quando invece pende un giudizio che potrebbe travolgere l’intero impianto normativo. Non una strategia responsabile, ma una fuga in avanti che scarica sui lavoratori e sugli enti locali il rischio di scelte affrettate.
La Giunta rivendica di “non rallentare gli effetti della riforma”, ma omette di spiegare perché sia opportuno accelerare proprio ora, in una fase di evidente incertezza costituzionale. Si spaccia per “segnale concreto” quello che in realtà è un azzardo: distribuire risorse e avviare strutture su una legge la cui legittimità è contestata dallo Stato. Altro che stabilità: è un castello costruito su fondamenta fragili.
Le dichiarazioni trionfalistiche degli assessori, che parlano di andare avanti “senza esitazioni”, confermano l’impostazione di una Giunta che sembra aver smarrito il senso del limite e della responsabilità istituzionale. Difendere le prerogative regionali non significa fingere che i problemi non esistano, né tantomeno trasformare un contenzioso serio in una prova di forza politica.
L’insediamento dell’ARANS entro dicembre viene presentato come un “passo essenziale”, ma rischia di rivelarsi un atto simbolico privo di basi solide, destinato a complicare ulteriormente il quadro anziché chiarirlo. La promessa di equiparazione giuridica ed economica appare così sospesa tra propaganda e incertezza, mentre il confronto con il Governo viene evocato senza che vi sia alcun segnale di reale composizione del conflitto.
In questo contesto, parlare di “linea di responsabilità e pragmatismo” suona quanto meno paradossale. La responsabilità imporrebbe cautela, rispetto delle procedure e consapevolezza delle conseguenze; il pragmatismo suggerirebbe di attendere l’esito dell’impugnazione prima di impegnare risorse e strutture. Qui, invece, si sceglie deliberatamente di forzare la mano.
Quella che viene raccontata come una riforma attesa rischia così di trasformarsi nell’ennesimo esempio di governo improvvisato: una tavolata di giocatori d’azzardo compulsivi, più preoccupati di lanciare segnali politici che di garantire un’amministrazione sensata, solida e rispettosa delle regole. E, come spesso accade in queste partite, il conto potrebbe arrivare dopo – ma a pagarlo non saranno i giocatori, bensì le istituzioni e i cittadini.
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