10 Luglio 2026
Europa

Commissione UE sotto accusa, PfE: “Il periodo del revolving doors per gli ex Commissari non è rispettato”.

Il tema del “revolving doors”, ovvero il “periodo di raffreddamento” previsto per gli ex commissari europei prima di intraprendere nuove attività professionali e lanciarsi in nuove attività di lobbying, torna al centro del dibattito europeo. A sollevarlo sono nuovamente gli eurodeputati del gruppo dei Patrioti per l’Europa, con un’interrogazione nella quale mettono in discussione l’efficacia e la reale applicazione del sistema attuale.

Nel mirino c’è l’apparente discrepanza tra l’obbligo di notifica di nuove attività lavorative da parte degli ex commissari e l’effettiva imposizione di un periodo durante il quale sia vietato svolgere determinati ruoli, in particolare quelli legati al lobbying. Le norme attuali, in sostanza, sarebbero troppo deboli.

Periodo, cosiddetto di cooling-off, che si sta di fatto traducendo in un semplice “obbligo burocratico” privo di vincoli concreti. Una mera formalità, secondo i firmatari, dove spessa le attività di lobbying degli ex commissari europei vengono travestite dai cosiddetti “ruoli di consulenza”.

Paradossale, infine, il principio di autovalutazione degli ex commissari, chiamati, ancora oggi, a giudicare autonomamente se le nuove attività rientrino o meno nei limiti imposti.

Nella risposta ufficiale firmata dal commissario europeo Maroš Šefčovič, però, la Commissione ha ribadito che il problema non si pone, poiché ai sensi dell’articolo 11 del Codice di Condotta, tutti gli ex commissari sono obbligati a osservare un periodo di raffreddamento pari a massimo 3 anni a seconda del ruolo ricoperto. Il recente caso dell’ex commissario Thierry Breton, ora advisor della Banca d’America, però sembrerebbe contraddire tale regola.

Nonostante le rassicurazioni, però, le critiche non si placano specialmente in un contesto in cui la fiducia nelle istituzioni è sempre più legata alla trasparenza e all’integrità degli esponenti delle istituzioni europee che, ancora nel 2025 sostengono un sistema che si affida all’autodichiarazione.