14 Settembre 2026
Europa

Commercio illecito e allargamento UE: Bruxelles risponde, ma senza impegni concreti

Il commercio illecito rappresenta ancora oggi uno dei nodi più delicati nel percorso di adesione dei Paesi candidati all’Unione europea, e la Commissione lo ammette apertamente in una recente risposta scritta a un’interrogazione parlamentare, pur senza offrire misure particolarmente stringenti o tempistiche definite.

A sollevare il tema è stato l’eurodeputato del PPE Tomáš Zdechovský, firmatario di un’interrogazione sul legame tra lotta al commercio illecito e agenda di allargamento dell’Unione.

Nel testo, il parlamentare ha richiamato l’attenzione sui rischi legati al contrabbando di beni soggetti ad accisa , come alcol e tabacco , alla contraffazione e ad altre forme di commercio illegale, sottolineando come questi fenomeni non abbiano soltanto un impatto economico diretto sulle entrate pubbliche, ma minino anche la concorrenza leale, indeboliscano l’efficacia delle istituzioni e offrano terreno fertile alle reti criminali transnazionali.

Zdechovský ha posto tre domande dirette alla Commissione, chiedendo come valuti il ruolo della lotta al commercio illecito nel sostenere la resilienza economica e le riforme sullo Stato di diritto nei Paesi candidati e partner , tra cui l’Ucraina, quali misure stia adottando per rafforzare la cooperazione doganale e la capacità di enforcement in questi Paesi, e come intenda promuovere un ambiente commerciale più trasparente e prevedibile nel percorso di integrazione nel mercato unico.

A rispondere, il 1° settembre, è stata la commissaria Marta Kos. Nella replica, l’esponente dell’Esecutivo europeo, ha ribadito che per i Paesi candidati l’allineamento all’acquis comunitario “resta lo strumento chiave per contrastare il commercio illecito, in particolare per quanto riguarda l’unione doganale e il quadro europeo antiriciclaggio, strumenti che insieme dovrebbero aiutare a prevenire e individuare i flussi finanziari collegati a queste attività illegali”. La commissaria ha poi proseguito ricordando che, nell’ambito dei negoziati di adesione, i Paesi candidati devono predisporre una tabella di marcia sullo Stato di diritto che comprenda anche la criminalità organizzata, i reati transfrontalieri gravi e la gestione delle frontiere: ambiti in cui il commercio illecito rientra a pieno titolo.

Tra le misure concrete richiamate, Kos ha citato l’EMPACT, la piattaforma multidisciplinare dell’UE contro le minacce criminali, che consente alla Commissione di sostenere la partecipazione di Paesi terzi ad azioni operative contro le frodi doganali e sulle accise, nonché contro i reati di proprietà intellettuale e la contraffazione di merci e valute : priorità individuate per il ciclo 2026-2029.

La commissaria ha inoltre fatto riferimento allo Strumento di assistenza preadesione (IPA), attraverso cui la Commissione può fornire sostegno finanziario e tecnico mirato per rafforzare la capacità amministrativa dei Paesi candidati, migliorare l’enforcement e sostenere riforme volte ad aumentare la trasparenza dei mercati.

Le criticità della risposta

Al netto del linguaggio istituzionale, la risposta di Bruxelles lascia scoperti diversi nodi che l’interrogazione aveva sollevato in modo puntuale.

Il primo riguarda la genericità delle misure indicate. La Commissione elenca strumenti già esistenti , l’acquis doganale, il quadro antiriciclaggio, EMPACT, l’IPA , senza però specificare quali azioni aggiuntive o rafforzate siano previste per i Paesi candidati nel breve periodo, né fornire dati concreti su risultati raggiunti finora nella lotta al contrabbando o alla contraffazione nei territori interessati dal processo di allargamento.

Il secondo nodo riguarda l’assenza di riferimenti specifici all’Ucraina, esplicitamente citata nell’interrogazione originaria come caso di particolare rilevanza vista la situazione di conflitto e la conseguente vulnerabilità dei controlli di frontiera e doganali. La risposta della Commissione resta invece generica, applicabile indistintamente a tutti i Paesi candidati, senza affrontare le specificità e le difficoltà operative che un contesto di guerra comporta per la cooperazione doganale e il contrasto al crimine organizzato transfrontaliero.

Il terzo elemento critico riguarda la natura stessa dello strumento EMPACT, che consente sì la partecipazione di Paesi terzi ad azioni operative, ma resta uno strumento di cooperazione volontaria e non vincolante, la cui efficacia dipende in larga misura dalla capacità amministrativa e dalla volontà politica dei singoli Paesi candidati , proprio le variabili più incerte nei contesti dove il commercio illecito e la criminalità organizzata risultano più radicati.

Infine, la risposta rimanda l’onere principale delle riforme ai Paesi candidati stessi, attraverso l’allineamento all’acquis e le tabelle di marcia sullo Stato di diritto, mentre il ruolo della Commissione viene descritto in termini di accompagnamento e sostegno “ove opportuno” , una formulazione che lascia ampio margine di discrezionalità e non configura impegni vincolanti né scadenze verificabili, lasciando di fatto irrisolta la richiesta di misure concrete avanzata dall’eurodeputato.

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