Come Trump sta trasformando la NATO in una macchina da soldi
Il presidente statunitense Donald Trump, negli ultimi tempi, ha ridisegnato un’alleanza transatlantica nata decenni fa su valori democratici condivisi, trasformandola in qualcosa che gli risulta più familiare: un affare commerciale.
Washington, come noto, ha spinto i membri della NATO ad aumentare in modo massiccio la spesa per la difesa e a investire pesantemente in armamenti americani destinati all’Ucraina. Anche in occasione del vertice annuale dei leader dell’Alleanza Atlantica, il presidente statunitense punterà a concentrare l’attenzione su quanto gli europei siano disposti a spendere in equipaggiamenti militari made in Usa.
Questo approccio, che riflette la crescente impostazione transazionale dell’amministrazione nei confronti di alcuni tra i più stretti alleati di Washington, rischia di mettere in secondo piano temi cruciali come l’allargamento dell’Alleanza o la difesa del fianco orientale contro la Russia. Un cambio di paradigma che ha messo a dura prova i legami storici del blocco, spostando l’equilibrio da valori condivisi a interessi nazionali.
Matt Whitaker, ambasciatore statunitense presso la NATO, ha posto l’accento sulla dimensione economica del summit, in programma ad Ankara il 7 e l’8 luglio. Nell’occasione,
Whitaker ha elogiato gli alleati per aver impegnato quasi 120 miliardi di dollari in spese per la difesa nell’ultimo anno, la metà dei quali destinati all’acquisto di equipaggiamenti statunitensi, definendolo un “buon punto di partenza”.
Si tratta di una cifra nettamente superiore rispetto agli 90 miliardi annunciati al vertice dello scorso anno, e arriva dopo la richiesta di Trump agli alleati di portare la spesa militare dal 2 al 5% del Pil, pena la perdita del sostegno americano. Il presidente ha più volte minacciato un possibile ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza in caso di mancato adeguamento, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha condizionato la vendita più rapida di armamenti Usa proprio all’aumento della spesa da parte degli alleati.
L’impostazione “affaristica” ha in parte caratterizzato tutti e sei i vertici NATO tenutisi durante i due mandati di Trump, ma è diventata sempre più evidente man mano che il presidente ha ventilato l’ipotesi di annettere la Groenlandia, ha mostrato incertezze sul sostegno a Kiev e ha imposto dazi pesanti ai partner atlantici. Un approccio che ricalca lo schema tipico dell’amministrazione Trump: chiedere al mondo di comprare americano, senza offrire in cambio accordi commerciali reciproci.
Per ora l’Europa sta al gioco. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, in visita a Washington il mese scorso, ha sottolineato che gli investimenti europei sostengono 110.000 posti di lavoro negli Stati Uniti, grazie a commesse per 300 miliardi di dollari in armamenti americani. Pochi giorni prima del summit, Regno Unito e Germania hanno inoltre annunciato piani per produrre su licenza armi statunitensi nei rispettivi Paes
Fonti europee ammettono che ad Ankara difficilmente si potranno replicare gli annunci clamorosi del vertice dello scorso anno all’Aia, ma segnalano comunque accordi per miliardi di dollari in arrivo, oltre a un forum sull’industria della difesa che si svolgerà in parallelo al summit.
foto thewhitehouse.gov
