Come l’estrema destra europea è diventata “rispettabile”.
In tutta Europa, i partiti dell’estrema destra stanno cambiando pelle. I leader che fino a pochi anni fa si distinguevano per toni incendiari, gaffe e look eccentrici stanno lasciando spazio a figure più giovani, curate e “istituzionali”: trentenni in abito su misura con milioni di follower su TikTok, tecnici competenti con programmi moderati pensati per rassicurare gli elettori. L’obiettivo è uno solo: dimostrare di essere pronti a governare.
Dall’Italia alla Germania, passando per Francia e Regno Unito, gli esponenti di queste formazioni stanno affinando la comunicazione, limitando gli scandali interni, prendendo le distanze dal Cremlino e adottando tattiche più sofisticate, spesso mutuate proprio dai partiti tradizionali che tanto criticano.
L’estrema destra sta diventando dunque professionale? Secondo alcuni analisti politici in giro per l’Europa, la risposta è affermativa come comprovato dai risultati: avanzano nei sondaggi in Germania, Francia e Regno Unito; hanno conquistato il governo in Italia, Finlandia e Repubblica Ceca. A Bruxelles, inoltre, hanno registrato un clamoroso successo contribuendo, con alcuni voti chiave, alla vittoria della presidente della Commissione Ursula von der Leyen sul taglio delle norme climatiche.
Nel Parlamento europeo, i gruppi de Patrioti per l’Europa e dell’Europa delle Nazioni Sovrane hanno rivendicato il risultato come una conferma della loro strategia, mentre i centristi hanno reagito con indignazione: uno dei parlamentari ha persino evocato paralleli storici con chi favorì l’ascesa di Adolf Hitler. Gli argomenti, si sà, sono scarsi dalle parti dei socialdemocratici a Bruxelles.
La domanda ora è cruciale: questa nuova destra radicale potrà convertire il vantaggio nei sondaggi in vittorie elettorali reali? La risposta dipende dalla loro capacità di apparire affidabili, disciplinati e pronti alla gestione del potere. Ma, peggio di quanto fatto da Popolari e Socialdemocratici in Ue negli ultimi mandati europei è veramente difficile da immaginare.
Vestirsi da vincenti: la nuova estetica della destra radicale.
Un volto noto di questa trasformazione è il britannico Nigel Farage. Storico agitatore anti-Ue, oggi è in testa ai sondaggi e potrebbe diventare primo ministro se si votasse immediatamente. Dopo anni trascorsi a farsi fotografare con birra e sigaretta, Farage ha ripulito immagine e stile, puntando su abiti scuri e toni più misurati.
Anche in Francia, il cambio è evidente. Dopo il boom alle legislative del 2022, Marine Le Pen ha imposto al gruppo parlamentare del Rassemblement National una rigida disciplina: dress code, ordine, comunicazione controllata. È nata così la stratégie de la cravate, incarnata dal presidente del partito, il trentenne Jordan Bardella, oggi modello estetico della nuova estrema destra europea.
In Belgio, il leader del Vlaams Belang, Tom Van Grieken, ha adottato la linea “radicali sì, ma non trasandati”, mentre sui social — soprattutto su TikTok — i gruppi d’estrema destra hanno capito come parlare ai più giovani.
Ripulire i ranghi: dall’immagine al controllo interno.
Un odio di lungo corso dei partiti radicali è sempre stato l’imbarazzo provocato da attivisti con posizioni razziste, omofobe o complottiste. Per questo i Patrioti (ad eccezione, sembrerebbe, della Lega in Italia) hanno avviato controlli più rigorosi sui candidati, rifiutandone alcuni per posizioni troppo estreme, mentre lo staff comunicazione e gli addetti stampa sono stati potenziati.
Non tutti i problemi sono però risolti. In Germania, l’AfD continua a essere colpito da scandali. Proprio per questo la sua leader Alice Weidel sta provando a prendere le distanze dal Cremlino, dopo anni di sospetti sulla vicinanza del partito alla Russia. Ha criticato apertamente i deputati che volevano recarsi a Sochi: “Non possiamo andare avanti così”, ha dichiarato.
L’AfD ha inoltre sciolto il suo gruppo giovanile più radicale, sostituendolo con una struttura più controllata, e sta imponendo un nuovo codice di condotta ai parlamentari.
Il modello Meloni.
Molti osservatori della destra europea guardano anche all’Italia. La premier Giorgia Meloni è vista come il modello di come un partito radicale possa conquistare il governo mantenendo una postura istituzionale.
Contrariamente alle paure dei leader centristi, Meloni ha mantenuto una linea europeista sulle politiche estere e di sicurezza, pur restando inflessibile su immigrazione e battaglie culturali interne. Secondo la direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, Nathalie Tocci, definire Meloni moderata è però fuorviante: “È una radicalizzazione professionale, non una moderazione”, sostiene.
Quando il mainstream copia l’estrema destra.
Risultati che stanno spingendo la politica tradizionale dei moderati (se così possono essere definiti) verso temi cari alla destra radicale, specie sull’immigrazione. In Regno Unito, il governo laburista ha irrigidito le norme sull’asilo per contrastare l’ascesa di Farage. In Germania, il cancelliere Friedrich Merz sta proponendo misure più severe per frenare l’AfD.
Le idee dell’estrema destra sono penetrate anche nelle discussioni su politiche climatiche e industria automobilistica, con un crescente scetticismo verso le regole ambientali.
E soprattutto, la destra radicale è già al governo in diversi Paesi europei, spesso in coalizione.
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