Colombia contro Washington: scontro diplomatico dopo l’endorsement di Trump al candidato presidenziale
Un endorsement presidenziale ha scatenato una crisi diplomatica tra Colombia e Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha ufficialmente appoggiato Abelardo de la Espriella, candidato di centrodestra noto come “El Tigre” e considerato vicino alla Casa Bianca, dopo la sua clamorosa performance al primo turno delle elezioni colombiane del 31 maggio.
De la Espriella ha sorpreso tutti con il 43,74% dei voti, ben oltre le previsioni dei sondaggi. Dovrà affrontare il ballottaggio del 21 giugno contro Iván Cepeda, esponente della coalizione di sinistra del presidente Gustavo Petro, fermo al 40,90%.
Trump, via social, ha elogiato i “formidabili risultati” di de la Espriella annunciando il suo “completo e totale sostegno”, mentre bollava Cepeda come un “marxista radicale di sinistra”. Il candidato di destra ha prontamente accolto quello che ha definito un “sostegno decisivo”, presentando l’alleanza con Washington come fondamentale per “liberare una volta per tutte la Colombia dal narcoterrorismo.
La risposta del governo colombiano non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri ha definito “inaccettabile” qualsiasi dichiarazione o azione di attori stranieri volta a favorire o danneggiare candidati o partiti politici. L’annuncio del Dipartimento di Stato americano di voler monitorare le elezioni ha ulteriormente infiammato gli animi.
Il presidente Petro, parlando dal dipartimento caraibico di Córdoba, ha accusato Trump di aver violato un accordo bilaterale esplicito di non interferenza, e ha preso di mira anche il segretario di Stato Marco Rubio, mettendo in dubbio la credibilità di Washington nella lotta al narcotraffico.
Petro, inserito nell’ottobre scorso nella lista delle sanzioni OFAC del Tesoro americano, ha sfidato apertamente la Casa Bianca: “Possono mettermi sull’OFAC diecimila volte, e se vogliono buttarmi in prigione ci provino pure , ma non mi farò da parte”.
Il presidente colombiano ha poi attaccato l’opposizione interna, accusandola di assumere un atteggiamento di sudditanza nei confronti di Washington, e ha collegato tale postura al trattamento riservato ai migranti colombiani negli Stati Uniti. “Noi latinoamericani non siamo qui per essere trattati come cani”, ha dichiarato. “Non capisco quei colombiani che votano per chi si inginocchia a Miami”.
Nel frattempo, Petro si appresta a volare a New York per presiedere le attività legate alla presidenza temporanea della Colombia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
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