“Co-programmare con i giovani”, a Salerno l’evento tra istituzioni e Terzo settore: il rischio di una partecipazione più celebrata che praticata
Riprende al Grand Hotel Salerno il meeting nazionale “Co-programmare con i giovani”, l’evento finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Fondo per il Terzo Settore. Tre giorni di panel, talk e testimonianze che, nelle intenzioni degli organizzatori, puntano a ridefinire il rapporto tra istituzioni e nuove generazioni, mettendo al centro la partecipazione attiva dei giovani nella definizione delle politiche pubbliche che li riguardano.
Un obiettivo ambizioso, che però si scontra con una contraddizione strutturale ormai evidente nel sistema delle politiche giovanili italiane: anche quando a farsi promotrici del coinvolgimento sono le stesse organizzazioni giovanili più rappresentative e “accreditate”, il dialogo rischia di restare confinato entro un perimetro istituzionale autoreferenziale, più attento alla legittimazione reciproca che all’inclusione sostanziale dei giovani nei processi decisionali.
Il programma del meeting – che si aprirà oggi con l’intervento della viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci – vede la partecipazione di esponenti di primo piano delle istituzioni nazionali e locali, delle università e degli organismi di rappresentanza giovanile. Un parterre ampio e qualificato, che tuttavia riflette la stessa governance chiusa e verticale che caratterizza il Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili: uno strumento che, nonostante la retorica, continua a escludere i giovani – non organizzati o non “intermediati” – dalle effettive scelte strategiche.
Il rischio dunque di produrre l’ennesima narrazione autocelebrativa “sull’importanza dei giovani” è dietro l’angolo. Nel frattempo, come prevede ogni iniziativa di tale tenore, i giovani compaiono come testimonial, volontari, “buone pratiche”, ma raramente come soggetti con potere reale di incidere sulla programmazione delle risorse e sulla definizione delle priorità pubbliche.
La presenza, nei giorni successivi, di temi come legalità, beni confiscati, talento e potenziale generazionale amplia il respiro dell’iniziativa, ma non scioglie il nodo centrale: senza una reale apertura dei luoghi decisionali – a partire dalla governance dei fondi pubblici – la co-programmazione rischia di restare uno slogan più che uno strumento di trasformazione.
In questo senso, “Co-programmare con i giovani” appare come uno specchio fedele dello stato delle politiche giovanili nel Paese: ricche di eventi, reti e partenariati, ma ancora povere di meccanismi concreti di inclusione democratica. Una distanza che nemmeno il coinvolgimento delle organizzazioni giovanili più strutturate sembra, al momento, riuscire a colmare. Senza parlare dell’apporto alla causa offerto dai cosiddetti “organi consultivi nazionali in materia di politiche giovanili”.
