Clima, i media italiani guardano altrove: in quattro anni i TG dimezzano la copertura
Il pianeta brucia, ma i media italiani parlano d’altro. È la conclusione impietosa del nuovo rapporto dell’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia, presentato oggi, che analizza quattro anni di copertura della crisi climatica sui principali quotidiani nazionali e telegiornali serali. Il quadro che emerge è quello di un’informazione in ritirata proprio mentre gli eventi climatici estremi si moltiplicano: nel 2025, per il secondo anno consecutivo, l’attenzione dei media italiani sul riscaldamento globale è calata ulteriormente.
I numeri parlano chiaro. I cinque principali quotidiani nazionali hanno dedicato alla crisi climatica in media un articolo ogni due giorni. I sette principali telegiornali serali, invece, hanno fatto ancora peggio: meno di un servizio ogni dieci giorni.
Quattro anni di declino: -26% sui giornali, -53% sui TG.
Il confronto temporale è ancora più allarmante. Dal 2022 al 2025, le notizie sulla crisi climatica sono diminuite del 26% sui quotidiani e del 53% sui telegiornali, dimezzate in quattro anni sul piccolo schermo. Nel frattempo, circa un quarto degli articoli e dei servizi televisivi analizzati veicolava narrative di resistenza alla transizione ecologica: un dato che si è consolidato nel tempo.
Il paradosso delle pubblicità: più inserzioni che articoli.
Il dato più emblematico, e più controverso, riguarda la pubblicità. Nel 2025, sui cinque quotidiani esaminati, le inserzioni pubblicitarie delle aziende inquinanti hanno raggiunto quota 1.621, superando per la prima volta il numero degli articoli dedicati alla crisi climatica (1.345). Rispetto al 2024, le inserzioni sono cresciute del 26%; rispetto al 2022, sono raddoppiate. A guidare la classifica degli inserzionisti, il comparto dei combustibili fossili, seguito dall’automotive.
“Mentre il pianeta rischia di diventare inabitabile, i principali media italiani sono costretti a tacere le responsabilità delle aziende inquinanti perché dipendono dalle loro pubblicità per sopravvivere”, denuncia Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. “In Italia l’informazione sul clima è ostaggio di un patto di potere che ostacola la transizione energetica verso le rinnovabili”.
Quando se ne parla, se ne parla male.
Anche le rare volte in cui la crisi climatica è entrata nell’agenda mediatica, il trattamento è stato superficiale: il 71% degli articoli e il 67% dei servizi televisivi l’hanno affrontata in modo marginale o si sono limitati a citarla di passaggio. Le cause della crisi sono state menzionate in poco più di una notizia su dieci; i combustibili fossili compaiono solo nel 3% degli articoli e nel 2% dei servizi dei TG.
Temi cruciali come gli impatti sulla salute (1,4%), la scienza del clima (1%) e le migrazioni climatiche (0,4%) sono stati praticamente ignorati. Tra il 2024 e il 2025, le notizie sulla transizione energetica prive di qualsiasi riferimento alla crisi climatica sono raddoppiate sui quotidiani e quintuplicate nei telegiornali, un segnale di come il dibattito si stia sempre più spostando verso gli aspetti economici e politici, perdendo di vista quelli ambientali e scientifici.
