7 Settembre 2026
Sardegna

Clima e giovani: in calo la preoccupazione tra i giovanissimi

La consapevolezza ambientale tra i giovani italiani cresce, ma non in modo uniforme. E mentre i dati climatici segnalano un peggioramento reale , più ondate di calore, meno piogge, tra gli adolescenti la preoccupazione per il clima appare paradossalmente in calo. È uno dei quadri più inquietanti che emerge dall’analisi pubblicata da Openpolis e Con i bambini in occasione della Giornata mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile.

La preoccupazione cala tra i più giovani.

Dopo quasi un decennio di crescita costante, la quota di adolescenti tra 14 e 19 anni che considera il cambiamento climatico o il buco dell’ozono tra le cinque priorità ambientali è in calo visibile. Diverso il quadro tra i ventenni, dove la preoccupazione si mantiene più alta: il 66,8% dei giovani tra 20 e 24 anni si dichiara soddisfatto della situazione ambientale della propria zona nel 2024, tre punti in meno rispetto all’anno precedente. Tra gli adolescenti, invece, quella quota sale al 74,1%, ben al di sopra della media nazionale del 68%.

Un divario che preoccupa, perché la sensibilità ambientale tende a correlarsi con il livello di istruzione: più è alto il titolo di studio, più il tema viene percepito come urgente. Il rischio, segnala il rapporto Bes dell’Istat, è che la crisi climatica diventi una questione sempre più elitaria, perdendo presa sulla maggioranza della popolazione proprio quando i suoi effetti si fanno più evidenti.

I numeri lo confermano: le emissioni di CO₂ sono scese da 8,4 a 6,8 tonnellate per abitante nell’ultimo decennio, e la qualità dell’aria è migliorata. Ma i giorni di ondata di calore sono passati da 15 nel 2012 a 42 nel 2023. La strada è ancora lunga.

Quasi mille scuole vicino a fonti inquinanti.

A rendere il quadro ancora più preoccupante c’è un dato che riguarda direttamente i luoghi in cui si forma la consapevolezza dei cittadini di domani: le scuole. Su circa 40mila edifici scolastici statali in Italia, quasi mille , il 2,3% del totale , sorgono in prossimità di una fonte di inquinamento atmosferico, ovvero entro un raggio di 300 metri.

La situazione peggiora nelle città: nei capoluoghi di provincia la percentuale raddoppia, arrivando al 5%. E con forti diseguaglianze territoriali. La Liguria è la regione più esposta, con quasi il 6% degli edifici scolastici vicini a fonti inquinanti, seguita da Lazio (4,4%), Puglia (3,8%) ed Emilia-Romagna (3,7%). All’opposto, regioni come Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise si attestano sotto l’ 1%.

Tra i capoluoghi, il primato negativo spetta a La Spezia, dove 22 edifici scolastici su 53 , il 41,5% , risultano vicini a fonti inquinanti. Subito dopo si colloca Foggia con il 38,5%, seguita da Taranto (27,4%) e Imperia (25,9%). Nella top ten anche Pistoia, Ancona, Reggio Emilia, Napoli, Treviso e Livorno.

In 53 capoluoghi, circa la metà del totale, il problema non viene segnalato per nessuna scuola. Ma dove esiste, gli esperti sono chiari: servono misure di mitigazione e una pianificazione territoriale che metta al centro la salute di studenti e personale scolastico.