Cisgiordania: sotto osservazioni i finanziamenti Ue alla società idrica israeliana Mekorot
La politica israeliana di restrizione dell’accesso all’acqua in Cisgiordania, descritta da numerose organizzazioni della società civile come una forma di apartheid idrico, torna al centro del dibattito europeo. Tra i principali protagonisti di questa “discutibile condotta” è la società idrica nazionale israeliana, la Mekorot, principale gestore (attraverso il controllo di circa 42 pozzi nella regione della valle del Giordano) delle risorse idriche del Paese.
Secondo i firmatari della domanda alla Commissione europea, l’azienda destina la maggior parte delle forniture agli insediamenti israeliani, limitando l’accesso ai palestinesi e violando le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.”
Nel contempo la Mekorot, negli ultimi anni, ha partecipato ai programmi di finanziamento dell’UE. Secondo i dati disponibili, l’entità israeliana avrebbe ricevuto fondi europei per lo sviluppo tecnologico (per un totale di 474.394,36 euro) nel quadro del Settimo Programma Quadro e tramite tre progetti nell’ambito di Horizon Europe (circa 866.300 euro).
Chiamata a rispondere sull’erogazione dei fondi UE verso un’azienda responsabile di una tale condotta, la Commissione Europea ha ribadito la ‘solita litania’ del non riconoscimento della sovranità israeliana sui territori occupati dal 1967 e degli insediamenti dei coloni nei territori palestinesi, confermando che la Mekorot ha ricevuto fondi per un totale di 1,23 milioni di euro dal programma Horizon Europe fino al 2023
Una conferma (l’ennesima) dello scarso monitoraggio sui programmi di cooperazione internazionale: anche di fronte ad atti contrari ai valori e ai principi etici dell’UE, infatti, poco o nulla viene fatto per recuperare i fondi europei, evidenziando, se mai ce ne fosse bisogno, l’incapacità dell’Unione di verificare l’uso improprio dei finanziamenti.
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