Cisgiordania occupata, Palestinian Prisoners Society: “Israele detiene ogni settimana centinaia di palestinesi”
L’esercito israeliano arresta, interroga e sottopone a maltrattamenti centinaia di palestinesi ogni settimana nelle aree della Cisgiordania occupata. A denunciarlo è la Palestinian Prisoners Society, secondo cui la maggior parte delle persone fermate viene rilasciata dopo poche ore o pochi giorni.
In una nota, l’organizzazione afferma che “ogni settimana centinaia di palestinesi vengono detenuti, sottoposti a interrogatori sul campo ed esposti a maltrattamenti”. Molti di loro non compaiono nelle statistiche ufficiali diffuse dall’esercito, che comunica solo gli arresti effettivamente sfociati in detenzione nelle carceri militari.
Emani Serahine, responsabile media della Palestinian Prisoners Society, ha spiegato all’Anadolu che l’esercito non include nei propri comunicati “i palestinesi le cui case vengono perquisite, i cui beni vengono distrutti, coloro che subiscono maltrattamenti o che vengono trattenuti per ore o giorni”.
A fronte dell’annuncio militare che la scorsa settimana sarebbero stati detenuti “dozzine” di palestinesi, Serahine ha riferito che solo a Tubas, durante l’operazione avviata il 26 novembre, “abbiamo documentato 162 persone fermate”.
La portavoce ha aggiunto che gli interrogatori sul campo includono “pestaggi violenti, provocazioni e minacce”, mentre durante le irruzioni nelle abitazioni i soldati “distruggono beni e sottraggono denaro”.
Durante la stessa operazione a Tubas, l’esercito israeliano — riferisce Serahine — ha lanciato volantini in arabo con il messaggio: “La vostra area è diventata un nido del terrore. L’esercito israeliano non può restare indifferente. Se questo continua, il vostro destino sarà come quello di Jenin e Tulkarem”.
Nei mesi scorsi, le forze israeliane hanno infatti sfollato con la forza oltre 42.000 palestinesi dai campi profughi di Jenin e Tulkarem, demolendo estensivamente edifici e impedendo ancora oggi a migliaia di residenti di tornare nelle proprie case.
foto Carlos / Saigon – Vietnam da Pixabay.com
