7 Marzo 2026
Europa

Cisgiordania, il vicepresidente palestinese chiede un intervento contro le decisioni di Israele.

Le nuove decisioni del governo israeliano sulla Cisgiordania occupata rappresentano “l’annullamento di tutti gli accordi firmati e vincolanti” e rischiano di far precipitare l’intera regione in una nuova fase di instabilità. Lo ha dichiarato il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh, chiedendo un intervento urgente degli Stati Uniti e della comunità internazionale.

“Le notizie su imminenti decisioni israeliane volte ad approfondire l’annessione e a imporre nuove realtà in Cisgiordania, compresa l’Area A, costituiscono una violazione flagrante del diritto internazionale e un’escalation pericolosa”, ha scritto al-Sheikh sulla piattaforma X. Tali misure unilaterali, ha aggiunto, “mirano a distruggere qualsiasi orizzonte politico, a smantellare la soluzione dei due Stati e a trascinare la regione verso ulteriori tensioni”.

Domenica il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato una serie di provvedimenti che modificano il quadro legale e amministrativo nei Territori occupati, rafforzando il controllo di Tel Aviv. Secondo l’emittente pubblica KAN, tra le misure figurano l’abrogazione della norma che vietava la vendita di terreni palestinesi a cittadini ebrei, l’apertura dei registri fondiari e il trasferimento all’amministrazione civile israeliana delle competenze edilizie in un blocco di insediamenti a Hebron, finora in capo al municipio palestinese.

Le decisioni prevedono inoltre un’estensione della supervisione israeliana anche nelle aree classificate come A e B, con la possibilità di intervenire contro costruzioni non autorizzate, gestione delle risorse idriche e presunti danni a siti archeologici e ambientali. Ciò consentirebbe demolizioni e confische di proprietà palestinesi persino nei territori che, in base agli accordi di Oslo II del 1995, sono sotto controllo civile e di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese.

In base a quell’intesa, l’Area A è amministrata interamente dai palestinesi, l’Area B prevede un controllo civile palestinese e sicurezza israeliana, mentre l’Area C – circa il 60% della Cisgiordania – resta sotto pieno controllo di Israele. Il quotidiano Yedioth Ahronoth riferisce che tra le misure approvate vi sarebbe anche il passaggio all’amministrazione israeliana delle competenze su pianificazione e costruzioni nell’area della Moschea di Abramo a Hebron, in contrasto con il Protocollo di Hebron del 1997 firmato tra Israele e Olp.

Intanto proseguono le demolizioni di abitazioni palestinesi, giustificate da Israele con la mancanza di permessi edilizi, difficilmente ottenibili secondo le organizzazioni locali. La Commissione palestinese per la resistenza alla colonizzazione e al muro denuncia che nel 2025 sono state eseguite 538 demolizioni, coinvolgendo circa 1.400 edifici, un numero senza precedenti.

Le Nazioni Unite ribadiscono da anni che gli insediamenti israeliani nei Territori occupati sono illegali secondo il diritto internazionale e compromettono la praticabilità della soluzione a due Stati, chiedendo la cessazione di ogni attività di colonizzazione.

foto UN/Loey Felipe