13 Maggio 2026
CulturaPoliticaSardegna

Cinema e audiovisivo, la Regione stanzia 1,5 milioni per i giovani: senza co-programmazione, un altro investimento a rischio flop.

Con un investimento triennale da 1,5 milioni di euro, la Giunta regionale sarda (quella “dei migliori”) annuncia la nascita a Cagliari di una sede distaccata del Centro Sperimentale di Cinematografia, dedicata alla musica e al suono per il cinema. Un progetto che, secondo l’assessore alla Programmazione Giuseppe Meloni, rappresenterebbe “un presidio di eccellenza, qualità e innovazione per i giovani sardi”.

Ma senza un reale coinvolgimento delle nuove generazioni nella definizione degli obiettivi e dei percorsi formativi, anche questa iniziativa rischia di finire nel lungo elenco di progetti costosi e scarsamente incisivi, come i ben noti Talent Up, Rural Trainer, Foods, che – a fronte di milioni spesi – non hanno lasciato tracce significative né in termini occupazionali né di sviluppo strutturale per i giovani sardi.

Il progetto si inserisce in una visione ambiziosa: trasformare Villa Muscas, nel cuore di Cagliari, in un distretto culturale multifunzionale all’interno del “Parco della Musica”. Tuttavia, la promessa di fare della Sardegna una fucina creativa nel panorama nazionale e internazionale suona stonata se non accompagnata da una vera co-programmazione con i giovani, che continuano a emigrare, a disorientarsi nei percorsi formativi e a trovare poche occasioni reali di lavoro qualificato nell’isola.

Il nuovo Centro, sulla carta, sarà specializzato in ambiti in crescita come il sound design per cinema, serie TV, videogiochi e contenuti immersivi, con l’obiettivo di attrarre anche studenti e professionisti da fuori regione. Ma resta il nodo cruciale: a chi è destinata questa formazione? E con quale ricaduta concreta sul tessuto produttivo e culturale sardo? Ma, soprattutto, chi è l’esperto interessato a “perdere” letteralmente tempo in una regione limitata sotto l’aspetto della competitività e della sinergia?

La sensazione, anche questa volta, è che si stia calando dall’alto un progetto ben confezionato e comunicativamente efficace, ma privo di radici solide nella realtà giovanile dell’isola. Senza un ascolto strutturato e una co-progettazione con studenti, creativi, associazioni culturali e imprese del territorio, si rischia l’ennesimo esercizio di forma privo di sostanza, con milioni destinati a progetti che promettono cambiamenti sistemici, ma si esauriscono in eventi, corsi a numero chiuso e promozioni autoreferenziali.

L’alta formazione nel settore creativo può certamente rappresentare una leva di sviluppo. Ma finché mancheranno visione partecipata, connessione con il mondo del lavoro e monitoraggio sull’impatto reale delle risorse impiegate, sarà difficile evitare che questa iniziativa si trasformi nell’ennesima occasione mancata.

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