Cimeli dei lager all’asta, nessuna proposta legislativa sullo stop alle vendite online.
Nessuna iniziativa legislativa europea, per ora, per obbligare case d’asta e gallerie a segnalare la vendita di oggetti legati ai crimini nazisti o agli effetti personali delle vittime della Seconda guerra mondiale. È quanto emerge dalla risposta della Commissione europea a un’interrogazione dell’eurodeputato Arkadiusz Mularczyk (ECR).
Il caso che ha sollevato la questione riguarda la casa d’aste tedesca Hermann Historica, con sede a Monaco, che il 14 novembre 2025 aveva programmato la vendita di oggetti appartenuti a prigionieri dei campi di concentramento nazisti. Tra i lotti figuravano una protesi proveniente dal campo di Dachau e oggetti personali – come un pettine e un cucchiaio incisi con nome e numero di matricola – attribuiti a detenuti di Auschwitz-Birkenau.
L’asta è stata annullata dopo un’ondata di proteste da parte di comunità polacche ed ebraiche, oltre alle prese di posizione del Presidente della Repubblica di Polonia e del Governo israeliano.
La posizione della Commissione.
Nella risposta firmata dal vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, Bruxelles ribadisce la “condanna inequivocabile” dei crimini commessi dai nazisti e dai loro collaboratori e di qualsiasi tentativo di negazione, distorsione o banalizzazione dell’Olocausto.
La Commissione richiama inoltre la Strategia europea per il contrasto all’antisemitismo e la promozione della vita ebraica (2021-2030), che prevede la cooperazione con l’industria e le piattaforme digitali per prevenire la vendita e l’esposizione illegale di simboli e memorabilia nazisti online.
Nessuna base normativa specifica a livello Ue.
Tuttavia, l’Esecutivo europeo precisa di non aver individuato, allo stato attuale, una normativa europea specifica che disciplini in modo diretto la situazione descritta, ovvero la vendita di oggetti riconducibili alle vittime dei campi di concentramento o a prove materiali dei crimini nazisti.
La Commissione si limita quindi ad assicurare che continuerà a monitorare gli sviluppi e a valutare l’eventuale necessità di ulteriori misure.
Un dibattito aperto tra memoria e mercato.
Il caso riapre il dibattito sulla tutela della memoria storica e sui limiti del mercato dell’arte e del collezionismo quando si tratta di oggetti legati a tragedie collettive.
L’interrogazione chiedeva in particolare l’introduzione di un obbligo per operatori del settore di segnalare immediatamente alle autorità statali competenti e a istituzioni memoriali – come il Museo statale di Auschwitz-Birkenau – la messa in vendita di simili oggetti.
Per il momento, però, Bruxelles non intende intervenire con una proposta legislativa vincolante a livello europeo, lasciando la materia principalmente nell’ambito delle competenze nazionali.
