Certificazioni linguistiche a tempo determinato: un ostacolo alla mobilità accademica nell’UE.
Le certificazioni linguistiche internazionali rischiano di trasformarsi in una barriera alla mobilità accademica nell’Unione Europea. È l’allarme lanciato dall’eurodeputato Sandro Ruotolo (S&D), che in un’interrogazione scritta alla Commissione mette in luce l’impatto delle richieste linguistiche imposte da numerosi atenei europei agli studenti non madrelingua inglese.
Negli ultimi anni sempre più università europee hanno introdotto corsi di laurea triennale interamente in inglese. Per accedervi è però necessaria una certificazione linguistica internazionale, spesso molto costosa e con validità limitata a due anni. Il paradosso emerge al termine del percorso: uno studente che ha seguito tre anni di corsi in inglese, sostenuto esami e sviluppato competenze accademiche nella lingua, si ritrova a dover ripetere la certificazione per poter accedere alla laurea magistrale, anche quando il percorso prosegue senza soluzione di continuità.
Secondo Ruotolo, questa pratica impone agli studenti di sostenere più volte un test generico, ripagandone ogni volta il costo, nonostante abbiano già dimostrato e rafforzato le loro competenze linguistiche durante l’intero ciclo di studi.
Un ostacolo alla libera circolazione e un peso economico.
La ripetizione obbligatoria delle certificazioni viene descritta come un ostacolo ingiustificato alla libera circolazione degli studenti all’interno dell’UE. In particolare, rischia di penalizzare chi proviene da contesti economicamente fragili, per i quali il costo dei test — spesso superiore a diverse centinaia di euro — rappresenta una barriera concreta all’accesso alla formazione superiore transnazionale.
I quesiti alla Commissione: mobilità, mercato unico e riconoscimento dei titoli.
Ruotolo chiede alla Commissione se tale prassi possa essere considerata una restrizione alla mobilità studentesca e dunque in contrasto con gli obiettivi comunitari di promozione della mobilità accademica. Interroga inoltre l’esecutivo sulla compatibilità di questa pratica con i principi del mercato unico e con il mutuo riconoscimento dei titoli di studio all’interno dell’UE. Infine, domanda quali misure la Commissione intenda adottare per favorire l’esenzione dall’obbligo di ripetere le certificazioni per quegli studenti che hanno già conseguito un titolo universitario interamente in inglese in un Paese dell’Unione.
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