Centrosinistra, la memoria corta della trasparenza in Sardegna
Quando era all’opposizione, nella scorsa “sfigatissima” XVI Legislatura, il centrosinistra pontificava sulla necessità di pubblicare ogni atto di giunta e del consiglio regionale. La trasparenza era il mantra, il faro morale di ogni critica. Oggi, però, la memoria sembra essersi volatilizzata dalle parti degli epigoni del rinnegato Beppe Grillo.
A distanza di una settimana dall’ultimo assestamento di bilancio, sul sito del Consiglio regionale della Sardegna non c’è ancora traccia dell’ultimo assestamento di bilancio approvato dall’Aula (il Dl 119/A) e, soprattutto, delle tanto decantate tabelle degli emendamenti puntuali. Quelle stesse tabelle che avrebbero dovuto svelare la “geografia degli affidamenti diretti”, evidenziando (se mai ce ne fosse bisogno) come le risorse pubbliche siano distribuite tra consiglieri e partiti, di maggioranza e opposizione. Ma evidentemente, chi guida oggi la Regione ritiene più opportuno risparmiare ai 60 “casti e puri di via Roma” un Ferragosto imbarazzante…
Il copione si ripete anche per la Giunta regionale. La delibera N°40/15, relativa all’integrazione della programmazione delle attività di promozione turistica e artigianato 2025, per esempio, attende da 18 giorni di essere pubblicata. Al suo posto, sul portale ufficiale, appare soltanto il messaggio: “Non sono presenti documenti allegati alla delibera visualizzata”. Un’immagine plastica di quella trasparenza “trasversale” che, in Sardegna, sembra andare bene a tutti.

Nel frattempo, chi ha beneficiato di risorse pubbliche con una firma, senza gara né procedura ad evidenza pubblica, gongola. E comincia a muoversi in vista delle prossime elezioni di settembre. La politica, dunque, continua a correre, mentre la promessa di rendere conto ai cittadini resta solo sulla carta.
Il centrosinistra, insomma, ha scoperto che governare implica scelte: alcune sono dolorose da comunicare. In questa Isola, però, sembra più comodo lasciare che tutto resti sottotraccia, confidando che la memoria dei cittadini sia breve quanto il Ferragosto. Considerando il costante decremento delle capacità critiche dell’elettorato sardo, la classe dirigente potrebbe avere perfino ragione.
