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Censis: per tre italiani su dieci le autocrazie sono “più adatte ai tempi” e l’Ue appare irrilevante al 62% dei cittadini.

Secondo il 59° Rapporto Censis, una quota crescente di italiani guarda con favore ai modelli autoritari: il 30% ritiene oggi che le autocrazie siano più adeguate a interpretare lo spirito del tempo. Un dato definito “inaudito” dall’istituto, che fotografa un Paese immerso in quella che viene descritta come una vera e propria “età selvaggia”.

Per il Censis, a orientare le dinamiche globali non è più l’economia, ma un insieme di “spinte antropologiche profonde, antichi miti e nuove mitologie, paure ancestrali, tensioni messianiche, fedi religiose veementi e fanatismi ideologici risorgenti”. È un vitalismo irrazionale, osserva il Rapporto, a sostituire la fiducia nel progressismo illuminato, mentre fenomeni come guerre, nazionalismi e protezionismo trovano spiegazione solo oltre la sfera della razionalità economica.

Da questo scenario discende una stagione definita “del ferro e del fuoco, di predatori e prede”, nella quale il confronto politico tende a esasperarsi, oscillando tra sfida e prevaricazione. La percezione degli equilibri internazionali, di conseguenza, cambia profondamente: il 62% degli italiani giudica l’Unione europea non decisiva sullo scacchiere globale, e il 53% la considera avviata verso un ruolo marginale in un mondo dominato da forza e aggressività più che dal diritto e dalle istituzioni.

Si sgretola anche l’immaginario occidentale: per il 74% degli intervistati l’american way of life non rappresenta più un modello riconoscibile, mentre il 55% ritiene che la spinta propulsiva del progresso si sia spostata verso Cina e India. Sul fronte geopolitico, il 39% degli italiani è convinto che le dispute tra grandi potenze si risolvano ormai soprattutto con conflitti armati, destinati a tracciare i confini del nuovo ordine mondiale.