Caso Huawei, bufera sulla mancata azione dell’OLAF: interrogativi su corruzione e silenzi istituzionali.
Torna a far discutere il caso Huawei al Parlamento europeo. Dopo le rivelazioni su presunti pagamenti a eurodeputati per influenzare l’agenda politica a favore del colosso cinese delle telecomunicazioni, l’attenzione si concentra ora sull’inattività dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).
Secondo quanto riportato nell’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputata Chloé Ridel (S&D), alcuni parlamentari avrebbero ricevuto migliaia di euro in cambio di lettere e emendamenti pro-Huawei legati all’introduzione del 5G in Europa. Un sospetto di corruzione che, già nel dicembre 2022, era stato segnalato da Transparency International all’OLAF, appena quattro giorni dopo lo scoppio del Qatargate.
Tuttavia, nonostante la portata potenzialmente esplosiva del dossier, l’OLAF, ricorda l’eurodeputata, ha deciso di non aprire alcuna indagine, affermando nel 2023 che le basi per procedere non erano sufficienti.
Nella risposta ufficiale la Commissione si è chiamata fuori, precisando che non ha alcun ruolo né accesso alle decisioni operative dell’OLAF, che agisce in piena autonomia secondo l’articolo 17 del regolamento 883/2013.
Sulla possibilità di coinvolgere l’EPPO, Bruxelles ha ribadito che l’attuale mandato della Procura europea copre solo i reati che danneggiano gli interessi finanziari dell’UE. E per ora, i casi di corruzione politica “generica” non rientrano nella sua sfera di competenza.
Una possibile revisione del regolamento EPPO è attualmente in valutazione e potrebbe essere discussa non prima della metà del 2026.
Il caso Huawei, insomma, ricorda (se mai ce ne fosse bisogno) che all’interno delle istituzioni Ue opacità, lobbismo e corruzione sono evidenti, ponendo questioni ben più ampie: chi vigila sui comportamenti dei rappresentanti eletti quando i fondi UE non sono direttamente coinvolti? E soprattutto, esiste oggi nell’architettura europea un vero strumento indipendente capace di intervenire nei casi di “corruzione politica non finanziaria”?
Nel silenzio delle istituzioni, si rischia che casi come questo alimentino la percezione – già diffusa tra i cittadini – di una giustizia a doppia velocità e di un’Europa vulnerabile alle influenze esterne.
foto Daina Le Lardic Copyright: © European Union 2022 – Source : EP
