Caso Epstein, il Parlamento UE chiede chiarezza sui viaggi a Bruxelles
La pubblicazione, a fine gennaio 2026, di circa 3,5 milioni di file su oltre 6 milioni di documenti riconducibili a Jeffrey Epstein , l’imprenditore statunitense condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni , riapre “il gossip” al Parlamento europeo, dopo che l’analisi della documentazione ha fatto emergere possibili reati di natura economica e abusi sessuali riconducibili a una vasta rete internazionale che coinvolgerebbe capi di Stato e di governo, diplomatici e imprenditori.
A sollevare la questione a livello comunitario è stato l’eurodeputato Sergio Berlato (ECR) che ha sottolineato come dai documenti pubblicati emerga Bruxelles quale destinazione ricorrente dei viaggi di Epstein tra il 2009 e il 2018, presumibilmente per incontrare intermediari.
Le domande di Berlato.
In attesa dell’eventuale pubblicazione di ulteriori documenti, e richiamando il principio di trasparenza dell’Unione, Berlato ha chiesto alla Commissione se intenda avviare verifiche su possibili incontri diretti o indiretti tra Epstein e membri o funzionari delle istituzioni UE nel periodo indicato. L’eurodeputato ha inoltre domandato se l’Esecutivo comunitario ritenga opportuno sollecitare la piena pubblicazione della documentazione ancora non resa nota e cooperare con le autorità competenti affinché i responsabili e i complici descritti nei file Epstein siano assicurati alla giustizia.
La risposta di von der Leyen: “Il caso Mandelson deferito all’OLAF”.
A rispondere a Berlato è stata direttamente la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Nella sua replica, von der Leyen ha confermato che la Commissione è a conoscenza delle accuse a carico di Peter Mandelson, commissario europeo tra novembre 2004 e ottobre 2008, e che “l’Esecutivo comunitario prende molto sul serio tali accuse, tanto da aver deferito la questione all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) per le indagini del caso, nell’ambito della sua funzione investigativa indipendente”.
La presidente ha precisato che l’OLAF “ha confermato l’apertura di un procedimento, ma non è in grado di fornire dettagli su singoli casi o indagini al di là delle informazioni già rese pubbliche, per esigenze legate alla riservatezza delle indagini e delle possibili azioni giudiziarie conseguenti, oltre che al rispetto dei dati personali e dei diritti procedurali”. “L’Ufficio, ha aggiunto von der Leyen, rispetta pienamente la presunzione di innocenza e i diritti di difesa delle persone e delle entità coinvolte”.
Sul piano più generale, la presidente ha poi ricordato che l’Unione Europea dispone di un quadro giuridico e operativo solido per sostenere gli Stati membri nel contrasto alle forme gravi di criminalità transfrontaliera, inclusi la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei minori, pur precisando che le indagini sui singoli reati restano di competenza delle autorità nazionali.
Infine, von der Leyen ha voluto sgombrare il campo da possibili sospetti diretti sull’istituzione: “Dal 2014 la Commissione pubblica in modo trasparente le informazioni sugli incontri tenuti tra i propri membri o funzionari e i rappresentanti di interessi, mentre i commissari pubblicano ulteriori dettagli sulle proprie attività nei rispettivi ordini del giorno online. In queste fonti pubblicamente accessibili, ha concluso la presidente, non risultano incontri registrati tra Jeffrey Epstein e/o la sua società di consulenza e la Commissione Europea”.
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