13 Luglio 2026
Europa

Case green, l’Italia nel mirino di Bruxelles: la procedura d’infrazione divide proprietari e istituzioni UE

La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato recepimento di uno degli obblighi centrali della direttiva sull’efficienza energetica degli edifici , la cosiddetta direttiva “case green” (UE 2024/1275). Roma non ha presentato entro il 31 dicembre 2025 il proprio Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, uno strumento considerato da Bruxelles indispensabile per guidare la trasformazione del patrimonio immobiliare verso la decarbonizzazione entro il 2050. L’Italia non è sola: la lettera di messa in mora è stata inviata l’11 marzo 2026 a ulteriori 18 Stati membri, ma il caso italiano ha assunto una particolare risonanza politica per le specificità del nostro Paese.

La denuncia degli eurodeputati: “Un peso insostenibile per i proprietari”.

A portare la questione in Parlamento europeo sono stati tre eurodeputati italiani del gruppo Patrioti per l’Europa , Anna Maria Cisint, Aldo Patriciello e Isabella Tovaglieri, che hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione sollevando dubbi sia sull’opportunità di proseguire la procedura d’infrazione sia sull’impianto stesso della direttiva.

Il ragionamento degli interroganti parte da una considerazione strutturale: l’Italia presenta caratteristiche uniche nel panorama europeo. Ha uno dei patrimoni edilizi più vecchi del continente, un’altissima percentuale di proprietà privata e un numero rilevante di edifici storici o sottoposti a vincoli paesaggistici. Applicare in modo rigido e uniforme gli obblighi della direttiva rischierebbe, secondo loro, di gravare economicamente su milioni di famiglie e piccoli proprietari, distorcere il mercato immobiliare e deprimere i valori delle abitazioni. Gli eurodeputati chiedono quindi alla Commissione se ritenga opportuno proseguire con la procedura d’infrazione in assenza di una valutazione adeguata dell’impatto economico e sociale sulla cittadinanza, e se non sia necessario prevedere maggiore flessibilità per i paesi con un patrimonio edilizio storicamente e strutturalmente eterogeneo.

La risposta della Commissione: flessibilità già prevista, nessun passo indietro.

La risposta del commissario danese Dan Jørgensen, a nome della Commissione, respinge le critiche punto per punto. Bruxelles ricorda che la procedura d’infrazione non riguarda il contenuto della direttiva né l’obbligo di ristrutturare i singoli appartamenti, ma semplicemente il mancato invio del piano nazionale entro la scadenza stabilita , un adempimento procedurale, non una misura immediatamente vincolante per i cittadini.

Sul merito, la Commissione sottolinea che la direttiva non impone regole uniformi ma lascia ampio margine di manovra agli Stati membri. Non prevede obblighi di ristrutturazione per le singole abitazioni private, ma fissa obiettivi di riduzione del consumo energetico dell’intero patrimonio edilizio nazionale, lasciando a ciascun paese la libertà di scegliere le modalità di intervento più efficaci e convenienti. Per gli edifici non residenziali storici o vincolati, gli Stati possono prevedere esenzioni. È inoltre possibile stabilire criteri aggiuntivi di esenzione in caso di difficoltà economiche o di un rapporto costi-benefici sfavorevole.

La Commissione ricorda infine che la direttiva è stata preceduta da una valutazione d’impatto, dalla quale è emerso che gli edifici con le peggiori prestazioni energetiche sono spesso abitati da famiglie vulnerabili, e che le misure previste contribuiranno a ridurne le bollette energetiche , un argomento che capovolge la narrativa di chi vede nella direttiva un attacco ai proprietari meno abbienti.

foto NAILUN