17 Luglio 2026
Sardegna

Case di comunità, Nursing Up: “L’Europa mette gli infermieri al centro. L’Italia no”

La relazione della Corte dei Conti sul rafforzamento del personale sanitario e l’accordo promosso dal Ministero della Salute per garantire la presenza dei medici nelle 1.038 Case di comunità sono due passi nella giusta direzione. Ma rischiano di non bastare. È questa la posizione di Nursing Up, il sindacato degli infermieri, che rilancia il confronto su un tema che giudica ancora pericolosamente trascurato: il ruolo degli infermieri nella riforma della sanità territoriale.

Per Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, il vero problema non è più quantitativo ma organizzativo. “Una Casa di comunità non è un edificio da riempire, ma un’organizzazione da costruire”, afferma De Palma. “E questa organizzazione non può prescindere dagli infermieri e dagli altri professionisti dell’assistenza, anche attraverso un adeguato riconoscimento economico e professionale”.

La domanda che il sindacato pone con forza è semplice: chi assicurerà ogni giorno la continuità assistenziale? Chi seguirà i pazienti cronici? Chi collegherà ospedale, territorio e domicilio? Secondo Nursing Up, concentrare il dibattito sulla sola presenza dei medici nelle nuove strutture significa fermarsi un passo prima della vera riforma.

“Da settimane il confronto nazionale ruota quasi esclusivamente attorno agli accordi con i medici. Ma gli infermieri? E gli altri professionisti sanitari? Possiamo davvero lasciarli ai margini del dibattito?”, incalza De Palma.

L’Europa ha già cambiato modello.

Mentre in Italia si discute ancora di organici e accordi contrattuali per singole categorie, i principali sistemi sanitari europei hanno già imboccato una strada diversa, costruendo modelli in cui medici, infermieri e professionisti sanitari condividono la presa in carico del paziente con ruoli chiari e valorizzati.

I Paesi Bassi hanno rivoluzionato l’assistenza domiciliare con il modello Buurtzorg, che affida ai team infermieristici il coordinamento dei percorsi di cura. La Francia ha istituito gli Infermieri in Pratica Avanzata, che seguono i pazienti cronici in percorsi condivisi con i medici. La Germania sviluppa le Community Health Nurses per rafforzare la medicina territoriale, il Belgio espande le nurse-led clinics, la Spagna amplia il ruolo infermieristico nelle cure primarie e in Irlanda gli Advanced Nurse Practitioners sono ormai una componente stabile dell’assistenza territoriale. Nei Paesi nordici, gli infermieri costituiscono il punto di raccordo tra medicina generale, assistenza domiciliare e servizi sul territorio.

Modelli differenti, ma con una visione comune: rafforzare la professione infermieristica non riduce il ruolo dei medici, ma rende più efficace l’intera équipe.

I dati della ricerca internazionale.

La scelta europea non è ideologica, sottolinea Nursing Up, ma basata su evidenze scientifiche. I modelli a guida infermieristica riducono i ricoveri evitabili e le complicanze, consentendo una riduzione dei costi fino al 20%. I programmi infermieristici post-dimissione generano risparmi significativi, mentre una migliore gestione della cronicità riduce il ricorso improprio agli ospedali. Investire sugli infermieri, in altri termini, significa migliorare contemporaneamente la qualità delle cure e la sostenibilità economica del sistema.

De Palma chiude con una metafora che sintetizza la posizione del sindacato: “Una piramide funziona quando tutti guardano verso l’alto. Una squadra funziona quando tutti guardano nella stessa direzione. La crescita della professione infermieristica non è una rivendicazione di categoria, ma una scelta organizzativa che migliora le cure, rafforza anche il lavoro dei medici e rende più sostenibile il Servizio sanitario nazionale. Se vogliamo davvero salvare la sanità pubblica dobbiamo smettere di progettare edifici e iniziare a progettare équipe”.