Casa inaccessibile, l’Europa si sveglia: il Parlamento approva la risoluzione sulla crisi abitativa
Dai canali di Amsterdam alle periferie di Roma, da Lisbona a Varsavia: la crisi abitativa ha smesso di essere un problema locale per diventare una delle emergenze più acute dell’Unione europea. Ieri, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione di ampio respiro che fotografa con numeri impietosi una realtà che milioni di europei vivono ogni giorno sulla propria pelle, e indica la strada verso possibili soluzioni.
I numeri di una crisi senza precedenti.
I dati contenuti nella risoluzione parlano da soli. Dal 2010 al secondo trimestre del 2025, i prezzi delle abitazioni nell’UE sono aumentati del 60,5%, mentre gli affitti sono cresciuti del 28,8%. Solo nell’ultimo anno disponibile, i canoni sono saliti del 3,2% e i prezzi delle case del 5,4%, con punte ben più elevate in diversi Stati membri.
Il risultato è che il 10,6% della popolazione urbana europea spende più del 40% del proprio reddito disponibile per l’abitazione, la soglia oltre la quale si parla tecnicamente di “sovraccarico dei costi abitativi”. I lavoratori con salario minimo destinano mediamente all’affitto o al mutuo l’8,6% in più del proprio reddito rispetto agli altri dipendenti. E in una notte qualsiasi nell’Unione europea, circa 1,3 milioni di persone dormono per strada o in strutture di emergenza, quasi 400mila delle quali sono bambini.
I giovani pagano il prezzo più alto. Nel 2023, l’età media di uscita dalla casa dei genitori nell’UE era di 26,3 anni. Nel 2024, quasi la metà, il 49,1%, dei giovani tra i 18 e i 34 anni viveva ancora con almeno un genitore. In alcuni Paesi questa percentuale sfiora il 70%. Un dato che non è solo sociale, ma demografico: chi non ha una casa non fa figli, non si trasferisce per lavoro, non costruisce un progetto di vita autonomo.
Le cause: troppe regole e troppa burocrazia.
La risoluzione individua con precisione chirurgica le radici del problema. La causa principale è la scarsità dell’offerta abitativa, sia pubblica che privata. Le richieste di permessi edilizi sono crollate: nel 2023 i permessi per nuove abitazioni sono diminuiti del 19,6% rispetto all’anno precedente, e il numero di unità abitative approvate è passato da 1,99 milioni nel 2021 a 1,54 milioni nel 2024. Un crollo che riflette anni di sottoinvestimento, burocrazia paralizzante e procedure autorizzative che in molti casi richiedono oltre un decennio.
A complicare il quadro, i costi di costruzione sono esplosi a partire dal 2021, prima per gli effetti della pandemia, poi per la guerra in Ucraina: materiali più cari, energia più costosa, catene di fornitura disrupted. Il settore edilizio, che rappresenta il 9% del PIL europeo e impiega 18 milioni di persone in modo diretto, fatica a rispondere a una domanda in forte crescita.
Non mancano poi le distorsioni strutturali: il mercato degli affitti brevi turistici, guidato da piattaforme come Airbnb, ha sottratto in alcune città tra il 17% e il 25% dell’intero patrimonio residenziale alla locazione di lungo termine. Solo nel 2024, gli ospiti hanno trascorso 854 milioni di notti in affitti brevi nell’UE, con un incremento del 18,8% rispetto all’anno precedente.
Le proposte: da un “pacchetto semplificazione” alle agevolazioni fiscali.
Di fronte a questa emergenza, la risoluzione del Parlamento europeo avanza un pacchetto articolato di proposte. Il filo conduttore è la semplificazione: l’Assemblea chiede alla Commissione di presentare un vero e proprio Housing Simplification Package, che tagli la burocrazia, allinei le normative sovrapposte e riduca i tempi per il rilascio dei permessi edilizi. L’obiettivo dichiarato è fissare un termine di 60 giorni per il rilascio dei permessi di costruzione.
Sul fronte fiscale, si chiede una revisione della direttiva IVA che consenta di applicare aliquote super-ridotte alla costruzione, ristrutturazione e locazione di abitazioni sociali, e si invitano gli Stati membri a introdurre incentivi per i primi acquirenti, esenzioni dalle imposte di registro e agevolazioni per chi affitta a lungo termine a famiglie giovani.
Per il sistema bancario e finanziario, il testo sollecita un maggiore accesso al credito per le PMI del settore edilizio e per le famiglie a basso e medio reddito, chiedendo alla Banca europea per gli investimenti di espandere il proprio piano d’azione per le abitazioni a prezzi accessibili, lanciato nel giugno 2025.
Il nodo della competenza: chi deve fare cosa?
Il punto politicamente più delicato della risoluzione riguarda la distribuzione delle competenze tra Bruxelles e le capitali nazionali. La politica abitativa, come le politiche familiari e demografiche, resta una prerogativa degli Stati membri. Il Parlamento europeo ne è consapevole e non chiede di cambiare questa architettura istituzionale, ma insiste affinché l’UE utilizzi pienamente gli strumenti a sua disposizione: fondi strutturali, Fondo di coesione, Fondo sociale europeo Plus, InvestEU, NextGenerationEU.
Il problema, riconosciuto esplicitamente nel testo, è che solo il 7% dei fondi del Recovery and Resilience Facility nel 2024 è stato destinato all’edilizia sociale e alle infrastrutture sociali correlate. Un dato emblematico del divario tra le ambizioni dichiarate e le risorse effettivamente mobilitate.
La risoluzione chiede quindi alla Commissione di convocare un primo Vertice europeo sull’abitazione dedicato a soluzioni concrete, di presentare un Piano europeo per le abitazioni a prezzi accessibili allineato al Pilastro europeo dei diritti sociali, e di valutare la creazione di una vera e propria agenzia europea per la casa, incaricata di raccogliere dati, condividere buone pratiche e fornire assistenza tecnica agli Stati membri.
Giovani, anziani, disabili: chi soffre di più?
La risoluzione dedica particolare attenzione alle categorie più vulnerabili. Per i giovani, si chiede una raccomandazione del Consiglio specifica sulla crisi abitativa giovanile, con piani d’azione nazionali obbligatori, prestiti a basso interesse per i primi acquirenti e incentivi per costruire alloggi a prezzi accessibili vicino alle università. Si stima un deficit strutturale di circa 4,8 milioni di posti letto per studenti in tutta l’UE.
Per le persone con disabilità, il 70-80% dello stock edilizio esistente è inadatto alla vita autonoma, si chiede un forte aumento dell’offerta di abitazioni accessibili e la piena attuazione della strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030.
Per gli anziani, si incoraggiano soluzioni innovative come il co-housing intergenerazionale e le comunità residenziali integrate, che possano ridurre la pressione sui sistemi di assistenza a lungo termine.
Lo squatting e i diritti dei proprietari.
Non manca un passaggio deciso sulla questione dell’occupazione abusiva degli immobili. Il Parlamento condanna con fermezza il fenomeno dello squatting, l’occupazione illegale di proprietà private, e chiede agli Stati membri di adottare misure più stringenti per garantire meccanismi legali rapidi ed efficaci per il recupero degli immobili occupati. Una posizione che si affianca alla tutela degli inquilini vulnerabili, in un equilibrio delicato che il testo cerca di mantenere lungo tutto il suo sviluppo.
Un piano ambizioso, ma con un’incognita da 270 miliardi.
La risoluzione non nasconde la dimensione del problema finanziario. Secondo l’analisi economica allegata al rapporto EIB 2024-2025, il gap di investimento nel settore delle abitazioni a prezzi accessibili è stimato in 270 miliardi di euro l’anno. Una cifra che rende evidente come la politica di coesione da sola, dotata di 379 miliardi per il periodo 2021-2027, di cui solo il 2% destinato all’housing, non possa risolvere la crisi.
Il Parlamento europeo ha fatto la sua parte, approvando una tabella di marcia dettagliata e ambiziosa. Ora la parola passa alla Commissione e agli Stati membri. La vera domanda è se la volontà politica di agire sarà all’altezza anche di questa urgenza sociale.
