Caro carburanti: la Commissione UE esclude anomalie di mercato
La nuova fiammata del conflitto in Iran e la conseguente volatilità sui mercati energetici globali continuano a picchiare duro sulle tasche degli automobilisti europei. Nonostante il prezzo del greggio Brent registri continue oscillazioni, i prezzi della benzina e del gasolio alla pompa restano stabilmente elevati. Si tratta del classico fenomeno economico noto come effetto rocket and feather (razzo e piuma), in base al quale i prezzi dei carburanti schizzano verso l’alto con la velocità di un missile non appena aumentano i costi della materia prima, per poi scendere con la lentezza di una piuma quando le quotazioni del barile calano.
Questa asimmetria ha spinto l’eurodeputato Nicolás González Casares (Gruppo dei Socialisti e Democratici) a investire del problema la Commissione Europea, chiedendo maggiore trasparenza sui meccanismi di trasmissione dei prezzi dai grossisti ai distributori al dettaglio e invocando strumenti di tutela per i consumatori. La risposta di Bruxelles, pur mostrando attenzione per la situazione, esclude però l’esistenza di speculazioni sistemiche o di blocchi nel mercato interno.
La posizione di Bruxelles: nessuna anomalia tra i grossisti.
L’Esecutivo dell’Unione Europea, tramite una replica affidata al Commissario Dan Jørgensen, ha ribadito che la concorrenza e la trasparenza restano la migliore garanzia per assicurare prezzi equi ai cittadini. La Commissione, nell’occasione, ha formalmente dichiarato di non essere a conoscenza di “fallimenti di mercato generali o di inefficienze sistemiche”.
Inoltre, Bruxelles ha precisato di non aver rilevato distorsioni della concorrenza imputabili a “presunte cattive pratiche o speculazioni da parte dei grossisti di prodotti petroliferi”. La vigilanza sul corretto funzionamento della filiera e sul comportamento delle compagnie energetiche all’interno dei singoli confini nazionali rimane, secondo i trattati, una prerogativa delle singole autorità garanti della concorrenza di ciascuno Stato membro.
Gli strumenti di monitoraggio e il peso del fisco nazionale.
Per garantire la massima trasparenza, la Direzione Generale per l’Energia della Commissione Europea continua a utilizzare e pubblicare il Weekly Oil Bulletin (il Bollettino settimanale del petrolio). Questo strumento analitico permette di monitorare ogni sette giorni i prezzi all’ingrosso e i prezzi al dettaglio alla pompa segnalati dai singoli Paesi, evidenziando anche l’impatto della tassazione sul costo finale.
Proprio sul fronte fiscale, la Commissione ha ricordato che una parte significativa del prezzo finale dei carburanti è composta dalle accise. Sebbene esista una Direttiva europea sulla tassazione dell’energia che fissa le aliquote minime comunitarie sotto le quali i governi non possono scendere, i singoli Stati membri godono della piena libertà di applicare tariffe decisamente più elevate in base alle proprie esigenze di bilancio. Questa flessibilità fiscale offre ai governi nazionali i margini di manovra necessari per intervenire e mitigare l’impatto delle crisi energetiche sui cittadini.
L’esecutivo comunitario ha concluso assicurando che continuerà a seguire da vicino tutte le misure di emergenza adottate dai Paesi membri per contrastare il caro benzina. L’unico vincolo imposto da Bruxelles riguarda il rispetto delle regole dei trattati europei: la Commissione è infatti pronta a intervenire e ad avviare procedure legali solo nel caso in cui i provvedimenti anti-crisi varati dai singoli governi dovessero violare le libertà fondamentali del mercato unico o penalizzare la libera concorrenza.
