14 Luglio 2026
Politica

Caro bollette e guerra in Iran: Greenpeace chiede di tassare chi guadagna dalle guerre

La guerra in Iran fa salire i prezzi dell’energia, il governo studia misure d’emergenza e il conto rischia di finire ancora una volta in carico ai cittadini. Greenpeace Italia dice basta e lancia una proposta precisa: facciano pagare chi sta guadagnando dalle guerre.

“L’apertura di questo nuovo fronte bellico dimostra che l’unica soluzione per la nostra sicurezza energetica è smettere di dipendere dal petrolio e dal gas e puntare con vera convinzione sulle fonti rinnovabili”, dichiara Simona Abbate della campagna Clima e Pace di Greenpeace Italia, commentando le anticipazioni sulle misure che il governo Meloni starebbe valutando per contrastare il caro bollette e l’impennata dei carburanti. Misure che, secondo l’organizzazione, rischiano di essere “i soliti provvedimenti emergenziali” pagati dalla collettività, mentre continuerebbero ad avvantaggiare il modello fossile.

4,5 miliardi dagli extra profitti di armi e petrolio.

La proposta alternativa di Greenpeace è sul tavolo da mesi: tassare gli extra profitti del comparto fossile e militare. I conti li ha fatti l’organizzazione stessa: una tassa mirata su questi settori potrebbe generare fino a 4,5 miliardi di euro da destinare al Servizio sanitario nazionale e a un Fondo per la transizione climatica, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza energetica dei consumatori.

I numeri che stanno dietro questa proposta sono difficili da ignorare. Dal 2021 al 2024, gli utili netti delle prime 15 aziende italiane del settore bellico sono quasi raddoppiati, con un incremento del 97%. E il 2025 si preannuncia ancora più redditizio: il colosso Leonardo ha già comunicato ordini a 23,8 miliardi (+14,5%) e ricavi a 19,5 miliardi (+11%). Sul fronte energetico, nel solo 2022 i profitti delle cinque maggiori compagnie petrolifere mondiali sono aumentati del 125% rispetto all’anno precedente. L’italiana Eni ha chiuso quell’anno con 20,4 miliardi di utili, profitti che la stessa azienda ha riconosciuto essere legati alla volatilità dei mercati innescata dal conflitto in Ucraina.

La storia si ripete: profitti per pochi, bollette per tutti.

“Siamo di fronte alla scena già vista dopo l’invasione russa dell’Ucraina”, attacca Abbate. “Mentre le persone faticano a pagare le bollette, il cibo e il carburante, c’è chi fa profitti record”. E con la guerra in Iran la situazione rischia di peggiorare ulteriormente: studi recenti stimano che, se il conflitto dovesse protrarsi almeno un mese, gli esportatori americani di gas naturale liquefatto potrebbero incassare extra profitti per 4 miliardi di dollari. Negli scenari più estremi, la cifra potrebbe arrivare fino a 170 miliardi.

La conclusione di Greenpeace è netta: “La sicurezza energetica del nostro Paese passa per la produzione nazionale di energia da fonti rinnovabili, non dalle importazioni di gas dal tiranno di turno”.

foto R. Nial Bradshaw, Air Force