Carenza record di ostetriche in Italia: 9.500 unità mancanti e fuga verso l’estero
In occasione della Giornata Internazionale delle Ostetriche, il sindacato Nursing Up lancia l’allarme sulla tenuta dei servizi materno-infantili in Italia, evidenziando una carenza strutturale di circa 9.500 ostetriche.
Secondo l’analisi, il dato deriva dal ricalcolo dei fabbisogni minimi di sicurezza e dal saldo negativo tra pensionamenti e nuove assunzioni registrato negli ultimi due anni. A confermare il quadro sono anche le statistiche OCSE, che indicano per l’Italia una densità di 29 ostetriche ogni 100.000 abitanti, ben al di sotto della media europea di 42.
Il report evidenzia come il deficit sia legato a più fattori: un gap strutturale del 30% rispetto agli standard europei, che richiederebbe almeno 7.600 nuove professioniste, e la necessità di rafforzare i servizi territoriali, con ulteriori 1.200 unità per consultori e assistenza post-partum.
A pesare è anche la crescente “emorragia” di personale. Nel biennio 2024-2025 oltre 1.700 ostetriche hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale, mentre nel solo 2025 circa 850 professioniste si sono trasferite all’estero, attratte da condizioni lavorative e retributive più favorevoli.
Il fenomeno si inserisce in un contesto già critico segnato dalla denatalità: secondo Istat, le nascite annue in Italia sono scese sotto quota 380.000. Un trend che, secondo il sindacato, rischia di tradursi in un ulteriore disinvestimento nel settore, con conseguenze sulla sicurezza dei percorsi nascita, soprattutto nelle aree periferiche.
“Il rischio è che la riduzione delle nascite diventi un alibi per tagliare risorse proprio in un ambito che dovrebbe restare prioritario”, ha dichiarato Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, sottolineando come la carenza di personale costringa sempre più spesso le strutture a turni prolungati e alla chiusura dei punti nascita meno attrezzati.
Al centro delle rivendicazioni sindacali vi è l’introduzione di una legge per l’indennità di specificità destinata alle ostetriche, già riconosciuta ad altre professioni sanitarie. “È necessario un intervento strutturale che valorizzi economicamente il ruolo delle ostetriche e contribuisca a fermare la fuga di competenze verso l’estero”, ha concluso De Palma.
