17 Marzo 2026
Europa

Carenza di medici, il Regno Unito nel caos: l’NHS assume professionisti all’estero in smart working

Il sistema sanitario pubblico britannico, per anni considerato un modello europeo, sta affrontando una fase di forte difficoltà. Per arginare la mancanza di personale, l’NHS ha avviato il reclutamento di medici all’estero, soprattutto da Paesi come Canada, Australia e Nuova Zelanda, proponendo contratti basati su videoconsulti da remoto. Una scelta senza precedenti tra i grandi sistemi sanitari pubblici europei, che punta a garantire almeno un accesso minimo alle cure primarie.

Nel Regno Unito può accadere, per esempio, che un paziente contatti il proprio medico di famiglia e si ritrovi a parlare con un professionista collegato da migliaia di chilometri di distanza.

I dati confermano la portata del problema. Se dieci anni fa si contavano oltre 50 medici di famiglia ogni 100 mila pazienti, oggi il rapporto è sceso a poco più di 43. Molti professionisti hanno ridotto le ore di lavoro, lasciato il servizio pubblico o scelto il settore privato, schiacciati da carichi crescenti, burocrazia e turni sempre più pesanti. Secondo diverse stime, circa un medico di base su tre non lavora più stabilmente nell’NHS.

Da qui la scelta dei consulti in smart working. I sostenitori della misura parlano di una soluzione pragmatica: meglio una visita da remoto che nessuna assistenza. Ma le critiche non mancano. Secondo molti professionisti, la medicina di base non può limitarsi a una diagnosi online: richiede continuità, conoscenza del contesto familiare e rapporto diretto con il paziente, elementi difficili da replicare attraverso uno schermo.

A rendere il quadro ancora più controverso è il destino dei giovani medici britannici. Negli ultimi anni la domanda di GP (general practitioner) è diminuita anche per l’introduzione crescente dei Physician Associates, figure sanitarie meno costose utilizzate come primo filtro nei percorsi di cura. Il risultato è che molti neospecialisti faticano a trovare contratti stabili, accettano incarichi precari o scelgono di trasferirsi all’estero, spesso proprio in Paesi da cui l’NHS oggi recluta personale.

Nel frattempo, i cittadini fanno i conti con liste d’attesa in aumento e con la progressiva riduzione delle visite in presenza. Per chi può permetterselo, la sanità privata rappresenta sempre più spesso l’unica alternativa, alimentando un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente il servizio pubblico.