12 Settembre 2026
Sardegna

Carceri, i conti non tornano: 3,5 miliardi ma la situazione resta invariata

La Legge di Bilancio 2026 stanzia circa 3,5 miliardi di euro per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, pari al 31,5% dei fondi complessivi assegnati al Ministero della Giustizia (circa 11 miliardi). Una quota che, a prima vista, potrebbe sembrare consistente , ma che, a un’analisi più attenta, si rivela parte di un copione che si ripete immutato da quasi un decennio: dal 2017 a oggi, la percentuale oscillava già tra il 30 e il 35%.

L’incremento rispetto al 2025 è del 3,3%, ma con una popolazione detenuta in continua crescita il costo medio per persona rimane fermo intorno ai 150 euro al giorno , cifra che fotografa plasticamente l’assenza di interventi strutturali e la scelta, di fatto, di mantenere lo status quo.

Dove vanno i soldi: quasi due terzi alla polizia penitenziaria.

La voce che assorbe la fetta più grande del bilancio, ricordano dall’associazione Antigone, è quella del personale di polizia penitenziaria: 2,3 miliardi, pari al 64,8% del totale, con un aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Al secondo posto , con un’inversione di tendenza rispetto al 2025 , si piazza ora la voce dedicata all’accoglienza, al trattamento penitenziario e alle politiche di reinserimento (9,1%), che ha scavalcato quella del personale amministrativo e dei magistrati, crollata del 24,1% (circa 89 milioni in meno).

Il fondo per i “trattamenti inumani” resta a zero.

Tra le scelte più controverse figura l’azzeramento del fondo destinato a risarcire i detenuti che hanno subito violazioni dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il cosiddetto “trattamento inumano e degradante”. Una decisione già presa con la Legge di Bilancio 2025 e confermata anche per il 2026, nonostante i consuntivi parlino chiaro: nel 2024, il milione stanziato era stato quasi interamente utilizzato , residuo finale di appena 11,88 euro. Eppure, nella proiezione 2026-2028, quella voce resta completamente vuota.

Traduzione dei detenuti: un problema irrisolto.

Resta congelato a circa 9,7 milioni di euro il fondo per la traduzione delle persone detenute , già ridotto di oltre un milione nel 2025 rispetto al 2024. Una cifra che gli operatori del settore giudicano ampiamente insufficiente: i nuclei di polizia penitenziaria si trovano spesso costretti a scegliere se portare un detenuto in tribunale o in ospedale, rinunciando a tutta una serie di altri adempimenti burocratici necessari , dall’INPS alla Questura , che rimangono sistematicamente inevasi.

Lavoro in cella: 596 euro lordi al mese.

Al 31 dicembre 2025, lavoravano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria 18.580 detenuti, il 29,3% del totale. Il budget previsto per le loro retribuzioni ammonta a 133 milioni di euro , appena un milione in più rispetto al 2025. Tradotto in cifre concrete, significa circa 596 euro lordi al mese a persona: una retribuzione con cui il detenuto deve sostenere se stesso, spesso la famiglia fuori, e dalla quale viene trattenuta anche una quota per le spese di detenzione. Nel frattempo, il fondo per gli sgravi fiscali alle imprese che assumono detenuti , la cosiddetta Legge Smuraglia , continua a essere eroso progressivamente dopo il picco del 2022.

Rieducazione: i soldi ci sono, ma sono pochi.

Per le attività rieducative sono previsti complessivamente 8,9 milioni di euro, la maggior parte dei quali (oltre 5 milioni) destinata all’istruzione scolastica. Il resto si distribuisce tra attività culturali e sportive, biblioteche, formazione professionale e , novità degli ultimi anni , programmi psicoterapeutici per condannati per reati sessuali, atti persecutori o maltrattamenti in famiglia, con uno stanziamento di 1,5 milioni.

Giustizia minorile: un’erosione silenziosa.

Preoccupa anche l’andamento del capitolo dedicato al Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, che rappresenta il 3,6% del bilancio del Ministero della Giustizia. Dopo un taglio del 4,5% tra 2024 e 2025, la Legge di Bilancio 2026 segna un’ulteriore contrazione dell’1,1%. La voce più colpita è quella relativa alle infrastrutture: -60,6%, oltre 19,7 milioni in meno. In controtendenza, cresce del 15,9% la voce dedicata al trattamento e al reinserimento , ma si tratta in buona parte di un semplice recupero rispetto al taglio del 17,3% subito l’anno precedente.

Legge Pinto: 400 milioni di arretrato e un nuovo progetto.

Sul fronte dell’equa riparazione per la durata irragionevole dei processi, i numeri raccontano una situazione di crescente pressione sul bilancio pubblico. I capitoli dedicati al Ministero dell’Economia ammontano complessivamente a 100 milioni per il 2026, con una riduzione di 10 milioni rispetto all’anno scorso per la componente CEDU/Legge Pinto. Gli arretrati accumulati sono imponenti: circa 80.000 decreti di pagamento pendenti fino al 31 dicembre 2023, per un debito stimato in oltre 400 milioni di euro. Per far fronte alla situazione, è stato avviato il progetto “Pintopaga”, con l’obiettivo dichiarato di smaltire l’arretrato entro due anni tramite una procedura digitalizzata. Al momento restano, però, più le domande che le certezze.