Carceri e 41-bis, la memoria corta del centrosinistra: nel 2020 il via libera arrivò dal governo Conte II.
Le attuali proteste del centrosinistra – e in particolare del Movimento 5 Stelle e della presidente della Regione Alessandra Todde – contro l’ipotesi di trasferimento in Sardegna di detenuti sottoposti al regime del 41-bis appaiono quantomeno sorprendenti. A smentirle, infatti, sono gli atti ufficiali e la cronaca recente.
Era il 9 ottobre 2020, quando il Ministero della Giustizia istituiva una nuova sezione per detenuti al 41-bis nella Casa circondariale di Nùoro. A firmare il decreto fu Alfonso Bonafede, esponente di punta del Movimento 5 Stelle e allora Guardasigilli del governo Conte II, sostenuto proprio da M5S e Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva.
Il provvedimento, adottato con il parere favorevole del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria e del Direttore del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria, aveva un obiettivo chiaro: rispondere alle esigenze di gestione dei detenuti sottoposti al regime speciale e garantire una più efficiente distribuzione all’interno del circuito penitenziario nazionale.
Una scelta politica e amministrativa netta, che riconosceva alla Sardegna – e a Nùoro in particolare – un ruolo nel sistema carcerario di massima sicurezza dello Stato. Una decisione che oggi viene rinnegata dagli stessi ambienti politici che allora la promossero e la ratificarono.
Alla luce di questi fatti, le attuali “alzate di scudi” contro l’invio di detenuti al 41-bis – promosse peraltro da una sempre più ridicola comunicazione istituzionale – appaiono meno come una difesa del territorio e più come un esercizio di memoria selettiva, se non una vera e propria sconfessione delle scelte compiute quando il Movimento 5 Stelle era al governo del Paese e guidava il Ministero della Giustizia.
I documenti restano. Le dichiarazioni cambiano. E la coerenza, ancora una volta, sembra pagare il prezzo più alto.
