13 Settembre 2026
Politica

Carcere minorile di Quartucciu, la visita a sorpresa (nonostante l’assenza di atti a Bruxelles) di Ilaria Salis.

Ferragosto atipico per Ilaria Salis. Mentre gran parte del Paese è in vacanza, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha scelto la mattina del 16 agosto per un blitz nel carcere minorile di Quartucciu, nell’hinterland di Cagliari. Il giudizio, è severo: struttura “sperduta e inadeguata”, sistema di custodia cautelare “aumentato negli ultimi anni senza garantire adeguate misure di reinserimento”.

Una presa di posizione netta, coerente con le battaglie che Salis porta avanti da Strasburgo sui temi della detenzione e dei diritti dei reclusi. Resta però una domanda che la cronaca locale non si è posta: perché proprio ora, e perché proprio lì?

Scorrendo l’elenco delle interrogazioni scritte presentate dall’eurodeputata negli ultimi due anni, il nome di Quartucciu (e di un qualsiasi carcere minorile) non compare mai.

Salis, negli ultimi due anni, ha interrogato le istituzioni europee sui CPR in Albania, sul centro di detenzione di Trapani, sulle condizioni nei centri di trattenimento e rimpatrio italiani segnalate dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, sulle carceri ungheresi e sulle deportazioni di persone con problemi psichiatrici verso l’Albania. Nessun atto formale, però, risulta specificamente dedicato all’istituto penale minorile sardo prima della visita di oggi.

Il dato, da solo, non basta a stabilire le ragioni del sopralluogo: il ruolo di controllo di un parlamentare europeo , certamente, non si esaurisce nelle interrogazioni scritte, e una visita può nascere da segnalazioni locali, da un’iniziativa politica regionale, o semplicemente precedere – anziché seguire – un atto formale a Bruxelles. Resta il fatto che, a differenza di altri dossier su cui l’eurodeputata ha costruito un percorso documentato di atti parlamentari, su Quartucciu la carta ufficiale tace fino a oggi. E, per dirla tutta, la questione giustizia, la Salis dovrebbe saperlo invece di inseguire il facile consenso, è di competenza degli Stati membri. Si può provare, infatti, a evidenziare qualsiasi stortura nel sistema carcerario nazionale ma, alla prova dei fatti (e delle risposte della Commissione von der Leyen) la risposta sarà sempre la stessa: “La competenza è in capo agli Stati membri”.

Guardando al lavoro complessivo degli ultimi due anni emerge comunque un tratto costante: la produzione di interrogazioni scritte (dipende poi da come la si voglia considerare) è fitta, più di sessanta testi dal settembre 2024 a oggi, e si concentra su alcuni filoni ricorrenti. C’è il fronte della migrazione e della detenzione amministrativa, con i CPR in Albania, i rimpatri, i naufragi da Cutro a Chios fino all’attacco alla nave Sea-Watch 5, e i respingimenti in Grecia. C’è il capitolo della politica estera e dei diritti umani, che tocca Gaza e le responsabilità per crimini di guerra, la cooperazione di Orizzonte Europa con aziende israeliane della difesa, le sanzioni statunitensi contro Cuba e la crisi in Libano. C’è poi il tema dello stato di diritto in Europa, dalla multa al sindaco di Budapest per il Pride alle estradizioni verso l’Ungheria nel caso di Maja T., fino alle infiltrazioni della polizia italiana in movimenti politici. E infine una serie di casi italiani specifici, dalla sorveglianza sui diritti fondamentali alle nomine nelle forze dell’ordine, passando per il caso Almasri Najim.

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